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Guerra dei pedaggi, la parola a Queen’s Park

Guerra dei pedaggi, la parola a Queen’s Park

TORONTO – Dopo il via libera del consiglio comunale di Toronto, la spinosa questione dei pedaggi autostradali passa da City Hall a Queen’s Park. John Tory lunedì sera ha incassato l’appoggio della maggioranza dei consiglieri – 32 favorevoli al piano del sindaco, 9 contrari – e adesso ha bisogno della luce verde della Provincia per poter iniziare a mettere in piedi la tabella di marcia da qui al 2019, anno in cui entreranno in vigore i pagamenti obbligatori sulla Gardiner Expressway e sulla Don Valley Parkway.

A meno che non vi siano clamorose sorprese dell’ultima ora, il governo provinciale dovrebbe concedere il permesso richiesto dall’amministrazione cittadina. Non più tardi del 7 dicembre scorso, infatti, quando ancora il progetto di Tory doveva essere discusso e votato dal consiglio comunale, la premier Kathleen Wynne aveva dato un parere positivo di fronte all’ipotesi di una richiesta in questo senso da parte del Comune. «Non è nostra intenzione creare degli ostacoli ai progetti del sindaco – aveva dichiarato la leader liberale – ma in ogni caso non c’è stato ancora un voto e non vogliamo intervenire direttamente in questa discussione».
Una presa di posizione, quella della premier, che era stata aspramente criticata dal leader del Progressive Conservative Patrick Brown, che si era detto assolutamente contrario al piano di Tory e aveva ipotizzato una futura guerra dei pedaggi alla quale avrebbero partecipato, nei prossimi anni, anche i comuni di Mississauga, Vaughna, Markham e Brampton: una sorta di ritorsione verso Toronto, “rea” di voler far pagare ai pendolari delle cittadine limitrofe alla Megacity le spese per le infrastrutture locali.
Anche la leader dell’Ndp Andrea Horwath aveva criticato l’opzione dei pedaggi su una lettera aperta nella quale illustrava a Tory altre opzioni per garantire un extra gettito nelle casse del Comune senza andare a penalizzare chi è costretto a utilizzare la macchina per andare a lavorare.
Ma come abbiamo detto, il no ai pedaggi è arrivato anche da uno sparuto drappello di consiglieri comunali, guidati da Giorgio Mammoliti. Che con questa operazione sembra intenzionato a gettare le basi, in netto anticipo, di una sua possibile candidatura alla poltrona di sindaco alle prossime elezioni amministrative del 2018.
Il consigliere italocanadese, dopo il via libera di City Hall al piano del sindaco, ha chiesto le dimissioni immediate di Tory. «Il sindaco – ha sottolineato – non ha il mandato per introdurre queste nuove tasse e questi nuovi balzelli. Tory dovrebbe dimettersi e presentarsi agli elettori con una piattaforma elettorale che preveda l’introduzione dei pedaggi: solo allora vedremmo se avrà il sostegno della gente».
«Se Tory – ha poi continuato Mammoliti – si fosse presentato con questo programma nel 2014, oggi non sarebbe sindaco. Infatti durante la campagna elettorale, Tory si era detto contrario ai pedaggi».
Insomma, un affondo durissimo, un’anteprima di una campagna elettorale che sarà sicuramente all’insegna delle accuse dei veleni. E che avrà nei pedaggi uno dei temi centrali.
Nel frattempo Tory continua anche una seconda battaglia, intimamente collegata alla prima: quella del rafforzamento dei poteri dei sindaci.
«Non è possibile – ha dichiarato – che per decisioni come queste si debba chiedere il permesso alla Provincia». Una preoccupazione espressa lunedì in una lettera aperta firmata insieme ai sindaci di Vancouver, Calgary, Edmonton e Ottawa.

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