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Canada e Messico pronte al fronte comune sul Nafta

Canada e Messico pronte al fronte comune sul Nafta

Canada e Messico pronte al fronte comune sul Nafta

di Francesco Veronesi

OTTAWA – Un fronte comune nella difesa del Nafta dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. È quello che hanno intenzione di fare il Canada e il Messico davanti alla minaccia – paventata dal presidente eletto durante la campagna per le primarie e le presidenziali – di “eliminare il peggiore trattato commerciale della storia”.

Un trattato, è bene ricordarlo, sul quale poggia buona parte del commercio estero del nostro Paese. Secondo quanto è stato riportato ieri dalla Canadian Press, i governi di Ottawa e di Città del Messico si sarebbero consultati telefonicamente prima di prendere una posizione ufficiale all’indomani della clamorosa vittoria del tycoon newyorchese contro la democratica Hillary Clinton.

E infatti le prese di posizione del primo ministro Justin Trudeau e del presidente messicano Enrique Pena Nieto sono state pressoché simili: il Canada e il Messico – è stata questa la tesi sostenuta dai due leader – accolgono e si congratulano con Trump per la vittoria. Ma allo stesso tempo il Nafta è un accordo che va difeso: può essere rivisto, ritoccato e migliorato, ma le fondamenta del trattato di libero scambio tra i tre Paesi non possono e non devono essere messe in discussione.

A questo punto resta da capire come abbia intenzione di muoversi Trump a partire dal 20 gennaio 2017, giorno in cui sarà completata la fase di transizione tra l’amministrazione di Barack Obama e quella del magnate del mattone.

Secondo un memo interno ottenuto dalla Cnn – che tuttavia deve ancora trovare conferme – il nuovo presidente sarebbe pronto ad agire sin da subito su questo fronte. Stando a quanto scritto nel documento, il primo giorno della sua presidenza Trump sarebbe pronto a informare il governo canadese e quello messicano della sua intenzione a rimettere le mani sul trattato: se non riscontrasse una volontà reciproca in questo senso, il nuovo presidente americano andrebbe avanti per la sua strada da solo, attivando il processo di cancellazione unilaterale.

A questo punto a Ottawa la parola d’ordine è cercare di stemperare gli animi e avviare un dialogo costruttivo con la nuova amministrazione americana. Sulla questione è tornato ieri anche il ministro delle Finanze Bill Morneau, dopo aver tenuto un discorso alla Usb European Conference a London, in Ontario.

«Il Canada – ha dichiarato – è pronto a discutere sulle difficoltà di carattere commerciale con la nuova amministrazione americana, incluse le questioni legate al legname e agli allevamenti: sono sicuro che potremo trovare una soluzione che soddisfi entrambi».

Insomma, da questa parte del confine si cerca di gettare acqua sul fuoco, mentre a livello diplomatico sono già partite le pressioni per cercare di convincere il presidente eletto a cambiare idea.

(Giovedì 17 novembre 2016)

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