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Basta polemiche, in ballo c’è la Costituzione

Basta polemiche, in ballo c’è la Costituzione

Basta polemiche, in ballo c’è la Costituzione

di Francesco Veronesi

TORONTO – Polemiche e ripicche, insulti e accuse, minacce e avvertimenti. Nelle ultime settimane, purtroppo, il dibattito sul referendum costituzionale è vergognosamente degenerato in un regolamento di conti che nulla ha a che fare con questione più importante per tutti gli italiani, compresi noi che viviamo all’estero.

Siamo di fronte a un bivio epocale, a un passaggio storico che – a prescindere dal risultato – segnerà in modo indelebile l’Italia negli anni futuri. Nelle ultime settimane abbiamo assistito attoniti alla caccia rabbiosa agli “untori” che votano dall’estero, alle sterili polemiche su lettere e letterine inviate agli italiani che risiedono al di fuori dei confini nazionali, a un dibattito politico di infimo livello su “accozzaglie di partiti, serial killer e scrofe ferite”. Il tutto condito dalla percezione che il voto del 4 dicembre debba per forza di cose tramutarsi in un plebiscito pro o contro il premier Matteo Renzi.

Certo, l’esito referendario determinerà in qualche modo il futuro politico del presidente del Consiglio, ma in ballo c’è qualcosa di infinitamente più importante e significativo della sopravvivenza o meno dell’attuale governo. Siamo chiamati a esprimerci sulla possibilità di cambiare la carta costituzionale. Modifiche profonde, non di facciata, che porterebbero a un sostanziale mutamente della macchina parlamentare nelle sue funzioni, nella sua composizione e nel suo funzionamento. È su questo che dovremmo rivolgere la nostra attenzione e votare per il Sì o per il No.

Proviamo a pensare al Referendum in Quebec del 1995, un voto che avrebbe potuto costituire un primo passo concreto verso la secessione della provincia francofona dal resto del Canada. Forse che qualcuno andò a votare pensando al futuro politico dell’allora primo ministro Jean Chretien? No, nessuno. La posta in gioco era talmente alta che non furono fatti calcoli politici di questo tipo.

Ecco allora che anche noi italiani, ognuno con il suo orientamento, ognuno con il proprio punto di vista, dovremmo votare in massa senza fare calcoli politici.

Si parla di Costituzione, dovremmo utilizzare lo stesso approccio dei politici chiamati a votare su questioni etiche: senza vincoli di partito, votando secondo coscienza.

Cercando, magari, di stemperare i toni, darci una misura e non farci trascinare dalla foga. Siamo davanti a un evento importantissimo, ma il 4 dicembre non finirà il mondo e il 5 dicembre la vita continuerà. Se vincerà il Sì l’Italia non diventerà una dittatura, se prevarrà il No il Belpaese non sprofonderà nella recessione più buia.

La migliore risposta che possiamo dare – specialmente noi, italiani che vivono all’estero – è quella di votare in massa, dando il nostro piccolo contributo all’identità politica dell’Italia di domani.

(Giovedì 24 novembre 2016)

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