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B.C. contro Alberta sull’oleodotto: si rischia la crisi costituzionale

B.C. contro Alberta sull’oleodotto: si rischia la crisi costituzionale

TORONTO – Continua il braccio di ferro tra l’Alberta e la British Columbia sulla Trans Mountain. La proposta di espansione dell’oleodotto, caldeggiata dalla premier dell’Alberta Rachel Notley, ma fortemente osteggiata dal premier della B.C. John Horgan, triplicherebbe la quantità di petrolio estratto dalle sabbie bituminose e trasportato verso Burnaby. L’obiettivo primario della Notley è quello di aumentare le esportazioni di greggio verso i ricchi mercati asiatici, ma il governo della British Columbia non ne vuole sapere e ha iniziato una tattica ostruzionistica per rallentare il piano di approvazione. Per ora è stata fissata una deadline per superare lo stallo – il prossimo 31 maggio – ma i segnali negativi continuano a moltiplicarsi. Proprio per questo ieri è stato convocato in fretta e furia un meeting del governo federale per cercare di limare le differenze e le incomprensioni tra le due province.
Nel fine settimana la Notley ha chiamato Horgan, e ha alzato la posta in gioco: la premier ha minacciato l’approvazione di un decreto d’urgenza che diminuirebbe in modo significativo l’afflusso di petrolio diretto verso la British Columbia, con la probabile conseguenza dell’aumento del prezzo della benzina in tutta la provincia.
Secondo numerosi analisti in questa vicenda si rischia davvero la crisi costituzionale, visto il livello di tensione raggiunto tra le due province, con il governo federale accusato da più parti di immobilismo. 
D’altro canto la particolare situazione politica in B.C. sta legando le mani al premier: il neodemocratico Horgan è al governo grazie al sostegno decisivo di tre deputati provinciali del Green Party. Una delle condizioni poste dai verdi per la sopravvivenza dell’esecutivo è proprio l’opposizione all’oleodotto Trans Mountain. Se Horgan dovesse cedere alle pressioni di Ottawa – che ha approvato il progetto 17 mesi fa – e alle minacce della Notley, perderebbe la maggioranza nell’assemblea legislativa e si aprirebbe di fatto la crisi di governo.  
E se la premier dell’Alberta può contare – almeno in questa vicenda – su sostegno bipartisan compresa la destra guidata da Jason Kenney, il governo federale si trova nella scomoda posizione di dover forzare la mano e scontentare una delle due province ai ferri corti, a un anno e mezzo dalle prossime elezioni federali.
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