È conto alla rovescia
per i due dibattiti,
l'Ontario sarà decisivo

di Francesco Veronesi del September 8, 2021

TORONTO - È conto alla rovescia per i due dibattiti televisivi tra i leader dei partiti federali. Un doppio appuntamento, quello di questa sera in francese e di domani in inglese, considerato come il vero momento chiave della campagna elettorale in vista dell'appuntamento alle urne del 20 settembre. I candidati primi ministri si avvicinano ai due dibattiti con stati d'animo e obiettivi differenti, sulla base di quanto è accaduto nelle tre settimane di campagna elettorale e, soprattutto, tenendo conto dei sondaggi che nell'arco dell'ultimo mese hanno registrato un profondo mutamento nei rapporti di forza tra i partiti in corsa.

Erin O'Toole affronta questo snodo fondamentale con la tranquillità di chi, dopo essere stato a lungo nettamente distaccato nelle intenzioni di voto, è arrivato nella fase calda di queste elezioni con un discreto vantaggio, che si è andato a consolidare negli ultimi giorni. Il leader del Partito Conservatore, a parte qualche scivolone - la querelle sulla vaccinazione dei propri candidati e le contraddizioni emerse sul suo piano di controllo della vendita di armi da fuoco - fino a questo momento è stato in grado di gestire il vantaggio, focalizzando i propri attacchi contro il primo ministro uscente: un copione che ritroveremo anche durante i dibattiti.

Molta diversa la situazione di Justin Trudeau. Il leader liberale, sulla base dei sondaggi che lo davano nettamente in testa e con la possibilità di andare al voto e conquistare la maggioranza parlamentare, ha deciso di forzare la mano e portare il Paese alle elezioni anticipate. Una mossa che ha spiazzato una parte dell'elettorato canadese, alle prese con la minaccia rappresentata dalla variante Delta e dalla quarta ondata della pandemia insieme alla crisi economica provocata dal Covid. I sondaggi hanno registrato un progressivo indebolimento dei liberali nelle intenzioni di voto, con il partito che in sostanza ha sperperato il vantaggio accumulato negli ultimi mesi e con il suo leader alle prese con un sentimento di malessere generalizzato da parte dell'elettorato di centro e di centrosinistra.

Ora il primo ministro uscente guarda ai due dibattiti come l'ultima occasione per invertire la tendenza e dare una svolta alla campagna elettorale. Su questo ieri è arrivato un piccolo ma incoraggiante segnale proprio dai sondaggi. Per la prima volta dallo scorso 30 agosto un'indagine demoscopica - quella realizzata dalla Nanos - ha ribaltato i rapporti di forza tra tory e grit e ha quantificato il consenso verso i liberali al 34,1 per cento contro il 32 per cento verso i conservatori. Una goccia nell'oceano, visto che nei 23 sondaggi precedenti realizzati dal 30 agosto il partito guidato di O'Toole è sempre stato in testa.

Anche Jagmeet Singh nutre grandi aspettativi dal doppio confronto con Trudeau e O'Toole. Per ora la campagna del leader dell'Ndp non è decollata, con i sondaggi che hanno registrato una persistente freddezza dell'elettorato di fronte alla piattaforma programmatica ndippina e con il partito costantemente ancorato al 20 per cento delle intenzioni di voto. Singh deve cercare di capitalizzare le difficoltà del primo ministro uscente e realizzare un'operazione politica che per ora gli è riuscita in minima parte, rosicchiare cioè da sinistra il consenso al leader liberale. Se questo non dovesse avvenire, l'Ndp è destinato a recitare semplicemente il ruolo di terzo incomodo, esattamente come è accaduto alla tornata elettorale del 2019. Ed è dai dati di due anni fa Singh deve ripartire, perché all'epoca i risultati dei neodemocratici furono davvero deludenti, con il partito al di sotto del 16 per cento e con appena 24 seggi conquistati.

In definitiva, vista la fisionomia che queste elezioni stanno assumendo, la provincia decisiva sarà ancora una volta l'Ontario, dove sono in ballo 121 dei 338 seggi federali. I liberali, che nel 2019 ne conquistarono 79, appaiono in netto calo: secondo i sondaggi in questo momento ne vincerebbero 61, cioè 18 in meno. I conservatori aggiungerebbero 15 seggi ai 36 vinti due anni fa, mentre l'Ndp passerebbe da 6 a 9. Di conseguenza i conservatori devono sperare in un rafforzamento dell'Ndp e contemporaneamente nella conquista di un'altra ventina di seggi dove i candidati sono divisi da una manciata di voti.

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