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Voto 2019 e “la scarsa alimentazione per il cervello”

Voto 2019 e “la scarsa alimentazione per il cervello”

Voto 2019 e “la scarsa alimentazione per il cervello”

TORONTO – Quando sei tanto raffreddato da non potere svolgere i doveri quotidiani, cerchi di riposare, leggere, scrivere o cambiare canale col telecomando. Di quest’ultima, data l’atmosfera di un’euforia post-elettorale, ho fatto la mia giusta parte.

Mi sono ritrovato a ricordare i miei anni di formazione didattica come professore quando uno dei testi di lettura obbligatoria era un certo So Little for the Mind(scarsa alimentazione per il cervello). L’autrice, Hilda Neatby, storica/educatrice, è stata l’unica donna della Commissione Reale a studiare il triste stato delle didattica nel sistema educativo canadese. Immagino di non aver contribuito molto al suo miglioramento.

Tanto meno anche al discorso politico. Mentre seguivo gli argomenti di alcuni commentatori (consulenti a noleggio) che proponevano dei pareri “approfonditi” riguardo le potenziali conseguenze dei risultati del voto, ho pensato: nulla è cambiato. Forse sono diventato troppo irritabile, ma non credo di essere solo. L’affluenza alle urne complessiva è diminuita del due per cento e mezzo (2,6%) e nessuno si chiede perché?

Forse il fatto che il Partito Liberale al potere abbia visto scendere il suo sostegno dal 39,5% al 33,3% – un’erosione totale del 16% della sua base popolare – potrebbe avere qualcosa a che fare con esso. All’improvviso l’uomo che ha reso famosi i “selfie” non è più come quello che si pensava. Perché? Le discussioni sono quasi sempre rivolte verso questioni di “sopravvivenza” dei leader degli altri due partiti principali, semplicemente perché ad essi aveva sfuggito premio principale.

I conservatori (CPC) hanno aumentato il loro voto popolare dal 31,9% al 34,4% e le poltrone nella Camera a 121. La testa del loro leader è già sul ceppo. Forse i pretendenti al suo trono sentono già l’odore della vittoria la prossima volta.

D’altro canto, l’NDP deve essere entusiasta di passare da 44 a 24 seggi e dal 19,7% dei voti popolari al 15,2% (attenzione, ironia in abbondanza). Il loro capo, un Sikh con indosso un turbante, non ha fatto nemmeno un’ammaccatura nella fortezza Sikh liberale di Brampton – Mississauga. Se non è riuscito a convincere la sua base naturale a scommettere su di lui, perché dovremmo farlo noi?

Anzi, chiunque altro? Dei tre principali partiti, solo il suo è sceso al di sotto della loro base elettorale tradizionale. Mentre gli altri due non sono stati in grado di portare i loro partiti oltre il loro tradizionale livello di supporto del 32-35%.

Cosa succederà al nostro Paese se sarà privo di una leadership capace di ispirare la cittadinanza, di metterla in contatto con le idee e gli elementi per definirsi, di sviluppare le proprie capacità di riconoscere (e gestire) i problemi che modelleranno il nostro futuro?

Peggio ancora, quale speranza c’è se tutte le parti danno per scontato che un gruppo non si sposti mai da un partito all’altro? Dove sono i leader, i motivatori per affrontare le questioni di importanza nazionale con le conseguenze locali? Un mio amico, che a differenza di me, è un ardente conservatore, ha risposto a una battuta da parte mia dicendo che “tutti gli italiani sono conservatori – solo che votano per i liberali”. Con lievi variazioni, probabilmente ha ragione sulla seconda parte.

Sono sicuro che i candidati liberali nelle 91 circoscrizioni nel paese in cui 5.000 o più canadesi hanno dichiarato la loro origine italiana speravano che avesse ragione.

La verità è che quei cittadini hanno un’idea di cosa significhi essere canadesi e fino a quando non ne arriva una migliore prenderanno il taxi rosso. Ci sono solo due problemi significativi all’orizzonte. Costruzione di oleo/gasdotti e l’immigrazione. Solo un pasticcione sciocco non realizzerà il primo. Il secondo richiede coraggio, pianificazione e visione. Non vedo queste qualità da nessuna parte oggi.