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Traffico di vettovaglie, cose da mamma

Traffico di vettovaglie, cose da mamma

Traffico di vettovaglie, cose da mamma

di Nicola Sparano

La signora in metropolitana è una cinquantina ancora piacente, un tantino voluttuosa ed anche sexy. Indossa blujeans e giacca a vento, si trascina dietro una valigia di quelle con le ruote. La signora scende alla stazione di Bloor e St. George. Lì incontra un giovane venticinquino, alto, magrino, con la barbetta ed il doppiopetto. Anche lui si porta dietro una valigia con le ruote. La signora cinquantina ed il giovane venticinquino si guardagno negli occhi, si sorridono, si scambiano un bacio veloce. Quando si separano, lei prede la valigia di lui, lui quella di lei. Poi risalgono in treno tornando dove sono partiti, lei verso la città di Maurizio “Drinkwater”, lui verso il lungolago.

Ad occhio e croce potrebbe sembrare uno di quei scambi tra trafficanti di droga, tra mula e mulo, che in tv finiscono generalmente con qualche ammazzatina o due.

Ma non è cosi, tutt’altro. Non si tratta di trafico di droga, ma di…. amore filiale. Amore tra una mamma nata accà ma dal cuore italico ed il figlio mammone a metà perché non vive con i suoi ma lo stesso gode dei benefici familiari, almeno in parte.

La storiella è vera, lo giuro. Ora ve la racconto da principio.

Il giovanottello vive in un condomio di Lakeshore il cui “down payment” è venuto, naturalmernte, dai risparmi mammà. Lavora in una di queste compagnie moderne nate dai marchingegni computerizzati che hanno rivoltato il modo di vivere come un calzino. Il venticinquino guadagna bene, ma ha un problema. Essendo cresciuto e pasciuto nella cucina di mammà, ha la bocca buona e lo stomaco abituato alle pietanze italiche.

A cucinare si arrangia, perché ha sempre avuto il pallino di pentole e tegami. Il problema è che nelle vicinanze del suo grattacielo non ci sono supermercati sciuè sciuè, ma solo roba di alta classe, Paletteri o come si chiamano, dove per un cespo di radicchio ci vogliono cinque pezze e per una bistecca bisogna fare un morgheggio supplementare. Il problema lo risolve mammà che abita dove i generi alimentare non costano proprio un occhio della testa, ma quasi. Se si va a No Frill, però si risparmia. Il problema è come fare lo scambio. Mamma ed il suo rampollo abitano ai due capi della metropoli. Il figlio, vivendo in centro, non ha l’automobile. La madre ha una quattroruote, ma il trasporto delle vettovaglie costerebbe più di quello che si risparmia. A questo punto scocca la scintilla – non per niente l’arte di arrangiarsi è nata nel Bel Paese – di utilizzare la subway. L’appuntamento è a metà strada. Lo scambio delle valigie avviene a St. George. Una è piena di vettovaglie, roba da mangiare. L’altra è vuota, eccetto quattro mutande, cinque camicie e vari calzini. Così la prossima volta mammà porta bistecche, insalata, frutta fresca e… mutande pulite.

A proposito di mutande pulite, il venticinquino che abita con la testa tra le nuvole (il suo appartamento è al 21mo piano) questa estate è andato a  Roma per la prima volta. Mentre visitava il Colosseo, gli hanno fregato la macchina presa a nolo. Ai ladri non andò tropo bene visto che il giovanotto “italico” di terza generazione aveva ascoltato il consiglio della mamma  italiana di seconda “botta”: «Sordi e passapuort metteli rint’amutand accussì non te li arrubbano». Avendo seguito la dritta della madre, il venticinquino, dopo essersi rifatto il guardaroba dai vuo’ comprà, ha preseguito nella scoperta dell’Italia, restandone incantato dal cibo («Il Bel Paese è il paradiso della tavola») e dalle ragazze  («Sono alte, belle e molto disponibili»). «Meno male che non te ne sei portata una appresso», avrebbe detto mammà.

(Mercoledì 2 novembre 2016)

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