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Pasqua vegetariana, ma c’è un piano B

Pasqua vegetariana, ma c’è un piano B

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.
 
Questo antico proverbio non mi garba poco o niente.
 
Perchè anche la Pasqua voglio farla con i miei.
 
Pasquetta no, quella da queste parti non esiste.
 
Perchè mentre nel Bel Paese si pappano le fave fresche col pecorino, qui  le fave le trovi solo congelate sotto zero.
 
E la coda dell'inverno ti prende ancora a frustate se appena metti la punta del nasone fuori.
 
Inoltre, le nostre scampagnate le facciamo col tempo buono, dietro casa a forza di grigliate sul barbecue.
 
Domenica è Pasqua, alleluja, o forse no.
 
Sarà la mia prima mangiata della Reurrezione in versione vegetariana.
 
Che San Padre Pio e San Gennaro me la mandino buona.
 
La padrona di casa – moglie di un nipote con la barba – dove andremo all'abbuffata pasquale è amica degli animali piccoli, grandi e mezzo mezzo.
 
E, soprattutto, è nemica giurata di bistecche, salsicce, spezzatino e compagnia bella.
 
Per non parlare poi degli agnelli che per lei sono “povere vittime innocenti”.
 Io ho imposto alla mia signora di portare almeno mezzo capretto pronto per la griglia.
 
Mi sono accordato anche con mio cognato cacciatore.
 
Lui fornirà due pernici, un faggiano e quattro bistecche di cervo giovane.
 
«Se tutto va male – ci siamo detti – ce li cucineremo nel boschetto dietro casa, come facevano i pellerossa».
 
Da quasi mezzo secolo la Pasqua, come il Natale, lo trascorriamo inter nos, in famiglia,  una volta a casa di mia moglie, un'altra  dalla sorella.
 
Ora non più.
 
Ora stiamo per lasciare la via vecchia per la vuova.
 
– Perche questo rischio?, ho chiesto alla signora moglie.
 
«I giovani si sono ribellati, pretendono spazio e primo piano».
 
– E questo che ci azzecca con Pasqua, Natale e magari l'Epifania?
 
«Significa che intedono ospitare loro i pranzi festivi?»
 
– Che significa ospitare?
 
«Tenerli a casa loro».
 
– Ma non hai sempre detto che i giovani, nostri o altrui, non cucinano quasi mai, risparmiando sudore, tempo e grattacapi con il fast food, la pizza e compagnia bella?
 
«Questo pranzo pasquale sarà il primo della nuova generazione, sarebbe quasi il passaggio delle consegne».
 
– Chiamalo come vuoi, ma a me sto fatto non mi sta su quelle cose là, non so se mi spiego.
 
«Rassegnati, la vita è dei giovani».
 
– Questo te lo concedo, ma a tavola io sono sempre giovane, anzi, mi correggo: non invecchio mai se vado avanti a pasta e braciole, melenzane alla parmigiana e qualche costoletta di maiale ben cotta.
 
«Tranquillo, tranquillo, sai bene che ti ho sempre preso per la gola».
 
– Allora domenica, oltre all'agnello, mi farai anche pastiera napoletana e la cuzzupa calabrese?
 
«Naturalmente, le tradizioni vanno rispettate e tramandate».
 
***
   BUONA PASQUA A TUTTI.
Specialmente  a coloro che trovano sempre il pelo nell’uovo. 
 
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