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Nell’America trumpiana c’è ancora speranza

Nell’America trumpiana c’è ancora speranza

TORONTO – In mezzo alle macerie dell’America trumpiana c’è ancora un barlume di speranza, dopo tutto. Che brilla nel viso di un ragazzino di 17 anni, Tyler Linfesty, immortalato dalle tv di mezzo mondo mentre – con la sua mimica facciale – esprimeva il proprio disappunto e sconcerto verso l’inquilino della Casa Bianca.
Il suo atto di sabotaggio mediatico, che ha rubato la scena al presidente americano durante il discorso a Billings, è stato maledettamente efficace: più della classica contestazione, più del “buu” che ti parte dalla platea, più di uno striscione o di un cartello.
Nello sguardo innocente e disincantato del ragazzino si sono riconosciuti tutti coloro che contestano la presidenza Trump, i suoi metodi brutali, i suoi slogan, il suo continuo rinnegare i fatti e le verità: senza vergogna, con il suo ossessivo ricorso a Twitter nel tentativo di plasmare una realtà alternativa.
C’è speranza quindi nell’America trumpiana. Speranza che non arriva dalla classe politica – almeno quella democratica – persa nelle sue debolezze e mille contraddizioni, ma dal basso, dalla base. Da un adolescente, che non ha accettato di indossare il cappellino con la scritta “Make America Great Again”, che non ha voluto – come gli era stato chiesto – mostrarsi entusiasta durante il discorso del presidente.
Ed è stato un fuori programma efficacissimo, che ha mandato in corto circuito questo strano rituale della politica, che segue sempre lo stesso schema. Il grande capo che parla alle folle, che indica la via che porta a un mondo migliore. E la folla di sostenitori che va in visibilio.
In quei tre minuti, prima che il sabotatore venisse allontanato e sostituito con una ragazza che invece il copione lo conosceva benissimo, è davvero disarmante confrontare le sue reazioni con quelle di altri ragazzi reclutati dallo staff di Trump per dimostrare come il messaggio del presidente abbia presa anche sui giovanissimi.
Alla sinistra di Tyler Linfesty vediamo altri due adolescenti, probabilmente coetanei del sabotatore, con tanto di cappellino pro Trump che applaudono sistematicamente alla fine di ogni frase pronunciate dal magnate newyorchese. Qualche fila più sopra, invece, si notano due bambine, che nelle pause del discorso di Trump sventolano una bandiera americana più grande di loro.
Tutto molto patriotico, tutto molto a stelle e strisce: le bandierine, gli applausi, i sorrisi. Tutto tranne le espressioni del 17enne, a metà strada tra il disgusto, il disprezzo, la meraviglia. È una contestazione vera, quella del nostro Tyler, plastica, che ricorda in qualche modo quella di un’altra ragazzina, Brigette DePape, che nel 2011 contestò l’allora primo ministro durante il Discorso dal Trono al Senato con il celeberrimo cartello ’’Stop Harper’’. E che ha la stessa durezza della scarpa lanciata contro George W. Bush durante una conferenza stampa in Iraq.
Grazie caro Tyler, gli Stati Uniti hanno bisogno di giovani adulti come te.

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Mar Wed ,2017