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Matrimonio single la nuova moda

Matrimonio single la nuova moda

La sposa single, Laura Masi
 
Il principe azzurro non si vede.
L’anima gemella, "idem con patate".*
Nel Bel Paese cristiani disposti a dire sì dal prete o in municipio, sono come la tigre della Siberia: razza a rischio di estinzione.
Senza prospettive in vista, una zitellona di Monza, decide di imitare uno scapolone napoletano, e dà vita alla versione femminile del matrimonio single.
Che vuol dire matrimonio sigle?
Ci si sposa da soli, senza marito.
Senza marito? Come è possibile?
È possibile, è possibile.
Perché lo Stivale è terra di  talento, ingegno, genialità, intelligenza, creatività,  estro, fantasia, immaginazione, intuizione, ispirazione, inventiva.
Insomma ci si arrangia come può.
Infatti, ma torniamo alla sposa singola.
Si chiama Laura Masi. 
A giudicare dalle foto non sembra la sorella di Frankstein, anzi è alquanto piacente, alta, taglia quasi forte.
 Colei che porta l’alloro (questo significa il nome Laura) ha la bella pensata di prendere due piccioni con una fava.
In che modo?
Fa pubblicare le foto del suo strano matrimonio e specifica che le costa diecimila cocuzze europee.
E allora?
Ora che ha fatto vedere che è belloccia ed è facoltosa  abbastanza da sperperare diecimila Euro, a qualche genitore potrebbe venire una bella idea.
Quale?
Quella di costringere il figlio bamboccione che ancora vive a casa, di farsi una capatina a Monza e vedere se con Laura scatta la scintilla.
La moda del matrimonio single l’ha ideata il maggio scorso un parrucchiere napoletano, tale Nello Ruggero. 
Nello si mise l’anello al dito, poi bevve champagne in compagnia di amici e parenti. 
La sua festa finì lì.
Laura è andata oltre.
Lei ha voluto anche il viaggio di nozze, anzi la sua prima notte da sposa single. 
Ha affittato una bella stanza d’albergo con il letto a baldacchino e si è fatta una bella…dormita nel lettone vuoto.
O almeno così dice lei.
 
***
Passando di palo in frasca, l’altra sera se n’è andata la luce verso le sei. 
La signora della casa aveva il meeting di San Francesco, quello di Paola. 
Solo soletto mi stavo arrangiando preparando un bel piattone di spaghetti alla pummarola. 
All’improvviso,   zacchete, il fornello diventa  nero nero. 
Sperando in una cosa da poco, resto di guardia alla pentola che non bolle più. 
I minuti passano, la luce non torna, la fame aumenta. 
Allora passo al piano B. 
Le pummarole per l’insalata ci sono, il sedano pure, la cipolla rossa anche, la “vasinicola” (basilico per i non napoletani) è nel vaso sul balcone, i capperi nel barattolo. 
Una scatoletta di salmone per contorno, e via col vento. 
L’appetito è accontentato, ma ora s’è fatto scuro come la mezzanotte. 
Tutte le stanze della casa sono come l’anticamera dell’inferno quando Belzebù ha spento i fuochi. 
Buio, caldo e senza un cavolo da fare.
Anche il telefono non funziona. 
Cerco una pila. 
Quando la trovo le batterie sono naturalmente scariche. 
Una parolaccia, o due. 
Che faccio? 
Mi viene in mente lumino e lucignolo.
 Non il compare maladrino di Pinocchio, ma alla candela artigianale che si usava quando la corrente elettrica o non c’era, oppure se c’era costava assai. 
E dunque acchiappo la scatola vuota di salmone, ci verso dentro un dito d’olio avanzato  dall’insalata, poi strappo un pezzo di tovagliolo che inzuppo nell’olio. 
A questo punto mi serve un lucifero, non il diavolo ma  il fiammifero. 
Naturalmente, mentre rovisto nei tiretti mi infilzo il dito medio nella punta di una forbice. 
Santiando santiando provo ad eccendere lo stoppino del lumino artigianale. 
E per poco non debbo chiamare i pompieri perchè il “coso” si avvampa di botto e la fiamma si avvicina pericolosamente alle tendine. 
Quando metto  il lumino sotto controllo cerco di leggere. 
Ma le parole ballano tra luci ed ombre, più le seconde che le prime. 
Alle dieci la corrente non è tornata, il telefono tace. 
Non  resta che andare a letto. 
Ma avrò dormito una mezz’oretta, quando torna la luce. 
Meglio tardi che mai.
 
*“Idem con patate” ha origine dagli ordini fatti nelle trattorie da poco prezzo, che solitamente servivano un solo piatto del giorno; un commensale ordinava ovviamente quel piatto e un altro, spiritosone, lo stesso (idem), ma aggiungendo un contorno semplicissimo, diffusissimo e praticamente gratuito, anche perché era l’unico contorno che c’era: le patate, appunto. Perciò si usa oggi per definire un’aggiunta troppo simile, ripetitiva e quindi praticamente inutile a un discorso, un’opinione, una legge, una critica, una discussione e idem con patate!!
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Mar Wed ,2017