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Mammoliti dimentica un principio “sacro”: la laicità dello Stato

Mammoliti dimentica un principio “sacro”: la laicità dello Stato

TORONTO – Fermi tutti, rimettiamo indietro le lancette della storia e torniamo a una bella e sana teocrazia. Buttiamo a mare secoli di lotte che hanno portato alla sacrosanta separazione tra lo Stato e la Chiesa e all’accettazione del concetto di laicismo delle istituzioni e votiamo in massa solamente i candidati che si professano credenti.
Di qualsivoglia credo, ma credenti.
È quanto proposto dal consigliere comunale uscente Giorgio Mammoliti, che ravviva questa inesistente – per via del braccio di ferro Provincia-City Hall – campagna elettorale chiedendo agli elettori di “sostenere quei candidati che credono in un Dio rispetto a chi non crede”. La sfera religiosa è quanto di più intimo possa avere un individuo.
Pensare che un politico, per un determinato calcolo elettorale, ne faccia carne da macello risulta particolarmente fastidioso. Un politico lo si dovrebbe giudicare dalle proposte, dalle idee, dai valori e dai risultati concreti che ha raggiunto.
A livello comunale poi, l’aspetto ideologico lascia spazio al pragmatismo: i consiglieri devono decidere di strade e semafori, fognature e raccolta dell’immondizia, sensi unici e sviluppo edilizio, autobus in orario e licenze per la vendita di alcolici.
Altro che andare a spulciare il pedigree religioso di elettori ed eletti.
E risulta davvero sorprendente che un fedele e devoto come Mammoliti non si sia accorto che sulla separazione tra lo Stato e la Chiesa anche Papa Francesco abbia detto parole defi nitive.
“La laicità dello Stato – dichiarò Bergoglio il 27 luglio 2013 durante la sua visita in Brasile – favorisce la pacifi ca convivenza tra religioni diverse”. “Senza assumere, come propria, nessuna posizione confessionale – ha spiegato Bergoglio – la laicità dello Stato rispetta e valorizza la presenza del fattore religioso nella società, favorendone le sue espressioni concrete”.
Lo Stato, in tutte le sue articolazioni e nei suoi diversi livelli, deve rimanere laico. La componente religiosa la lasciamo volentieri ai talebani, a chi professa la Sharia o a chi è favorevole al ritorno all’oscurantismo medievale cattolico.
E non è nostra intenzione fare una sorta di elogio all’ateismo. Ognuno ha il diritto di credere o di non credere, nel rispetto delle convinzioni dell’altro. Lo sa Mammoliti che il più amato presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini, era ateo?
Stesso discorso per il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, o per l’ex presidente della Repubblica francese Francois Mitterand: hanno contribuito anche loro – come a erma Mammoliti nel suo tweet – a portare il diavolo nelle nostre strade?
E che dire di Norberto Bobbio e Gilles Deleuze, Jacques Deridda e Franz Kafka, Giacomo Leopardi e Primo Levi, Indro Montanelli e Rita Levi Montalcini, Charles Darwin e Oriana Fallaci, Pier Paolo Pasolini e Umberto Eco, Stephen Hawking e Carmelo Bene?
La lista è infinita, intellettuali, filosofi , scrittori, giornalisti, poeti, artisti, scienziati che hanno contribuito a plasmare l’identità della società occidentale degli ultimi due secoli e che, allo stesso tempo, erano non credenti.
Gli elettori, in definitiva, non dovrebbero sostenere chi crede in Dio e contrastare chi non crede. Dovrebbero invece votare per il candidato migliore, il più preparato, il più affi dabile.
E che magari, prima di lanciarsi in improponibili ragionamenti (?) su Twitter, ci pensasse due volte.

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Mar Wed ,2017