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Le statue di Cristoforo Colombo sotto attacco

Le statue di Cristoforo Colombo sotto attacco

Gli Amerikani sono molto più sanguigni e violenti dei miti Kanadesi.
Ecco perchè a New York stanno spaccando la testa a Cristoforo Colombo, mentre a Toronto si apprestano soltanto a sfrattare lo scopritore dei due mondi.
Il vagabondo più famoso degli oceani è morto e sotterrato da qualche anno, secolo più, secolo meno. 
Da sempre è stato onorato con pensieri, parole, opere e… monumenti.
Sic transit gloria mundi, così passa la storia del mondo.
In America Colombo da eroe è diventato sterminatore di popoli. 
A Toronto, invece, ora è come il pesce che dopo tre giorni puzza.
In un’Amerika hanno dichiarato guerra alle pietre e lottano contro i fantasmi. 
Per buttare giù le statue dei generali sudisti è scoppiato un macello a Charlottesville. 
In quella cittadina della Virginia c’è stata un’altra ripresa del match infinito tra bianchi e neri. 
Ci sono scappati i morti, ma nessuno ha vinto e nessuno ha perso. 
L’Amerika resta com’era, divisa per colori. 
E fintanto che alla Casa Bianca spadroneggia il petulante bamboccione con un pagliaio in testa, le cose non miglioreranno, anzi peggioreranno.
Gli Amerikani con Colombo ce l’avevano da anni, ma ora la faccenda è arrivata al punto di tagliargli la testa, spaccare le sue statue e annullare la festa del Columbus Day che si celebra ogni secondo lunedì di ottobre.
Al povero Cristoforo addossano la responsabilità del genocidio, lo sterminio delle popolazioni indigene. 
A questo punto è meglio precisare due cosette. 
1) Il nostro piccione viaggiatore scoprì il nuovo mondo per la Spagna e poi furono gli spagnoli ad organizzare le ammazzatine su scala industriale.
2) Don Cristoforo l’America l’ha vista soltanto da lontano avendo buttato l’ancora a San Salvador, oggi Bahamas. 
Colombo, per gli amerikani, sarebbe comunque il responsabile indiretto dello sterminio dei pellirosse. Quegli stessi pellerossa che finirono ammazzati prima dalle schioppettate dei coloni e dell’esercito Usa poi dalle armi chimiche. Sì proprio alle armi chimiche, utilizzate nel Far West un secolo prima del gas sparato dai tedeschi nella Prima Guerra Mondiale.
Per chi non lo sapesse, ai pellerossa scampati ai massacri, furono date coperte infettate con il bacillo del morbillo e della scarlattina, malattie contro le quali i pellerossa non avevano difesa e morirono come mosche. 
La stessa cosa, ad onor del vero, la fecero anche i cosiddetti old stock canadiens che di quei tempi, per fregare le terre agli indiani, li impestarono di morbillo, scarlattina e malattie mortali assortite. Secondo questo ragionamento, Colombo sarebbe responsabile anche della pulizia etnica perpetrata ai danni dei pellerossa canadesi, Sioux, Lakota, Mohawk.
 In Canada per ora non lo hanno demonizzato, ma soltanto sfrattato. 
 E fa senso che a farlo siano gli italiani, di nome soltanto, non di indole, di Villa Inc.
Il busto marmoreo del nostro Colombo, venne posizionato nell’atrio del Columbus Centre da un patrocinatore dalle tasche profonde Johseph Carrier, quando la galleria d’arte che porta il suo nome fu inaugurata il 3 maggio del 1987. Un altro socio fondatore Tony Fusco, per far vedere ai figli, nipoti e generazioni future i volti marmorei di italiani di cui andare fieri, finanziò i busti marmorei di Da Vinci, Michelangelo, Galilei, Leonardo, Dante, Petrarca, Giacomo Puccini e Guglielmo Marconi. 
Tony Fusco è stato da sempre contrario al gioco di prestigio che ha trasformato il complesso, costruito con soldi degli italiani, non a scopo di lucro, in un business privato. 
Secondo voci di corridoio è parecchio incaxxato, perché hanno destinato alla distruzione il palazzo che ha contribuito a costruire e sfrattato le statue che ha pagato di tasca propria.
In questo incredibile gioco di carte, che richiama alla mente le “passatelle” italiche, dove il “sotto” è diventato “padrone”, la sparizione del Columbus Centre cancellerà anche la memoria storica degli anni più formativi del popolo tricolore di Toronto.
Inoltre, senza la loro casa originale, dove finiranno le statue sfrattate? 
Torneranno a Tony Fusco? 
Difficile, praticamente impossibile.
Potrebbero finire nelle ville di Woodbridge dei prestigiatori? 
Possibile, ma non si sa con certezza. 
Potrebbero finire nella biblioteca dell’Università di Toronto, dove si perderebbero tra milioni di libri, come è accaduto al Museo di Dante. 
Il piccolo capolavoro assemblato da Alberto Di Giovanni dopo aver dato per anni prestigio ed onore al Columus Centre ora giace lontano dalla comunità, invisibile ed inaccessibile.
Nell’atrio destinato a scomparire giganteggia un Pinocchio extra large di legno.
Dove finirà il più famoso bugiardo della Terra, dove lo traslocheranno? 
Il posto adatto sarebbe l’atrio della nuova scuola, dove insegneranno, si spera, anche a non dire bugie su come vanno, o sono andate, le cose nella telenovela Columbus Centre.
E che fine farà il moumento ai caduti appena inaugurato? 
Già ora è quasi nascosto. 
Con il nuovo progetto finirà per essere ancora più invisbile. 
A meno che non decideranno di sfrattarlo, come stanno facendo con le statue.
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