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Il vero peccato è essere cattolico in politica

Il vero peccato è essere cattolico in politica

Il vero peccato è essere cattolico in politica

TORONTO – È una verità politica perché riflette il comportamento sociale quotidiano di uomini e donne (“peoplekind” – per inventare un vocabolo nuovo) indipendentemente dalla loro posizione sociale: i nemici si trovano all’interno, tutti gli altri sono semplicemente avversari.

Il peggior tipo di “nemici” si avvolge in un “singolo tema” o accusa gli altri di essere sostenitori di un “singolo problema”, che è noioso, un fastidio per la visione superiore dell’Establishment sulla gestione delle sfide della vita – una prospettiva la “cui complessità” va oltre la capacita’ di comprensione dei semplici mortali.

Coloro che hanno raggiunto “cime di evoluzione” maggiori pensano che sia meglio invalidare questi temi come fastidi non meritevoli di pensiero e di considerazioni serie o di contemplare di soppesare la loro integrazione nel “pensiero tradizionale”.

Questa potrebbe essere una spiegazione per l’attenzione negativa che l’ex leader conservatore, Andrew Scheer, continua a ricevere per NON aver vinto le ultime elezioni federali. Era “troppo cattolico”, un culto visto dai sostenitori dei diritti umani come il “nemico” della loro interpretazione dei diritti umani. Alcuni ciarlatani sono arrivati al punto di definire questi sostenitori come la “brigata dell’alfabeto”, presumibilmente perché scoprono una nuova persona che era stata lasciata fuori da qualsiasi precedente designazione.

I nemici di Andrew Scheer nel “movimento” non risparmiano malizia nel loro inseguimento malvagio o inventato completamente per ragioni disoneste al fine di abbatterlo.
Apparentemente, non è in sintonia con la brigata dell’alfabeto o perché non ha ancora partecipato a una sfilata del pride.

Soprattutto, non era in grado o non era disposto a rispondere a una domanda stupida in merito al fatto se “le unioni omosessuali fossero un peccato” (tra l’altro, le unioni omosessuali sono state trattate nella legislazione federale quindici anni fa, in seguito a una decisione della Corte suprema). Ora, tutti i pretendenti al suo trono recentemente lasciato sono impegnati a spiegare che non solo “non lo considerano un peccato” ma, per rimuovere ogni dubbio, non essi non sono nemmeno cattolici.

Addio a eventuali candidati cattolici sotto la loro bandiera. Lo stesso vale per potenziali candidati di qualsiasi affi•liazione religiosa che non rinuncino e non ritraggano immediatamente qualsiasi punto di vista religioso/morale che può essere scomodo per i “secolaristi” nel movimento. Questo in qualche modo passa per un pensiero politico inclusivo. I miei amici cattolici, ebrei ortodossi, indù, musulmani, sikh o buddisti dovranno cercare altrove quella “ampia tenda”.

Intendiamoci, le organizzazioni pubbliche/religiose non sono prive delle proprie diffi•coltà interne. Il provveditorato Cattolico di Toronto si sta facendo a pezzi grazie all’ambiziosa sfrenatezza di una secolarista, l’ex presidente, Maria Rizzo, che sembra voler emergere come l’arbitro finale di ciò che consiste un buon cattolico.

Il suo ultimo bersaglio è il suo ex alleato, ex vicepresidente Mike Del Grande. Approfittando di alcuni mezzi di comunicazione e stampa in lingua inglese – e anti-cattolici -, lei e i suoi alleati stanno buttando addosso disprezzo e diffamazione in quantità nei suoi confronti per le parole da usare nel Codice di condotta del Consiglio.

Il problema di fondo però è ottenere l’approvazione del Ministro della Pubblica Istruzione. L’interesse dei bambini e della società non figura molto in questo obiettivo.

Peccato che diversi Trustee neoeletti siano più che pronti a proporsi come saggi delle pratiche cattoliche e del comportamento sociale mentre si trasformano in strumenti disponibili per le sue opinioni.