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Il mellone è uscito bianco

Il mellone è uscito bianco

Il mellone è uscito bianco

di Nicola Sparano

L’America vorrebbe chiudere la stalla dopo che le vacche sono scappate. Ma come cantava Carosone…

Se il mellone è uscito bianco, mo con chi t’a vuò piglià?

Una volta, non so ora, il cocomeraio, prima di venderti l’anguria, faceva la “prova” tagliando un triangolino della buccia per mostrare che la polpa era matura, rossa e saporita.

In America anche la “prova” aveva stabilito che il cocomero aveva una polpa di un gusto mai visto, un sapore molto molto diverso. In parecchi hanno assunto che fosse immangiabile, che sarebbe rimasto sullo stomaco, o peggio. La maggioranza ha invece creduto che, per quanto incommestibile fosse, almeno avrebbe variato la dieta, sia per i pranzi interni (affari domestici) negli Usa che per quelli esterni in giro per la Terra.

Il regista Michael Moore prima delle elezioni si era calato nei panni di Cassandra che prevedeva disgrazie con la pala senza che nessuno le desse retta.

Il regista aveva proclamato senza mezzi termini: «Donald J. Trump vincerà. Questo miserabile, ignorante, pericoloso clown a tempo parziale e sociopatico a tempo pieno, sarà il nostro prossimo presidente».

– Mo chiagne e te dispiere e haje voglia d’alluccà. Cca nun ce sta ò divorzio e tu te ll’aje azzuccà.

Carosone scrisse questi versi quando in Italia il divorzio non c’era. In America il divorzio tra due persone c’è sempre stato. Ma il “divorzio” tra popolo e Costituzione non è mai esistito. L’essenza della democrazia è consentire a colui che è stato eletto di svolgere il suo compito, piccolo o grande che sia.

Donald Trump è stato eletto democraticamente, quindi l’America se lo deve azzuccà, deve accettarlo per cosè come è, o come sarà. Per “impicciarlo” (verbo derivante da impeachment), per fargli fare la fine di Tricky Dick Nixon, dovranno aspettare che ne combini una grossa almeno come le “palle” che ha sparato in campagna elettorale. Ma dirle grosse è normale, se ti devi fare eleggere. Starebbe al popolo capire di avere a che fare con un pataccaro specializzato nel vendere fumo per arrosto. Ma, attenzione. Donaldone dalla chioma addomesticata con lo spray, potrebbe non essere soltanto un ricco palazzinaro, stupido, volgare, guascone ma anche furbo come tre scimmie e con l’occhio addestrato ad individuare ciò che è buono per lui. Non a caso è sposato con una gran bella donna slovena, Melania, che parla molte lingue, l’italiano meglio delle altre. E non a caso sta modificando il tiro. Ha ribadito che il muro anti-mariachis lo costruirà, ma oltre al mattone farà usare il reticolato. Così faranno soldi anche i ferraioli, oltre che i maestri “briccaioli” (muratori).

Del muro divisorio con il Canada per ora non se ne parla. Anche se lo costruisse dovrebbe lasciare un buco grande abbastanza per farci passare l’oleodotto che era morto e sotterrato. Avendo smesso il cappellino rosso della campagna elettorale ed indossato il cilindro presidenziale, Donaldone continua ad agire fuori dalla linee chiamando nella stanza dei bottoni uno “sceriffo” come Rudy Giuliani e un tizio che vede la razza bianca nella parte alta dell’umanità, Stephan Bannon. Una delle sue tre moglie, non ricordo quale, potrebbe avere la carica di ambasciatore. Ai cinesi ha mandato un video della nipotina che parlava cinese. È stato probabilmente un messaggio indiretto ai nipoti di Mao: vi capiamo e conosciamo come la pensate. Con il “compare” Putin si è sentito per telefono per dirgli che non gli regalerà un letto matrimoniale come fece Berlusconi. Ad Obama, che sta facendo il suo ultimo giro del mondo da presidente dell’America, ha detto papale papale: «Non parlare per me. Io deciderò il da farsi».

Che Dio ce la mandi buona.

(Mercoledì 16 novembre 2016)

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