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Il gap tra generazioni si annulla a Natale Le feste a tavola, con WathsApp e scalando le mura di casa

Il gap tra generazioni si annulla a Natale Le feste a tavola, con WathsApp e scalando le mura di casa

Mo’ vene Natale
e stò senza denare,
me fumo na pippa
e me vaco a cuccà.
Quanno è stanotte
ca sparano ‘e botte,
me metto ‘o cazòne 
e vaco a vedè.
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La filastrocca è sempre struggente, ma è passata di moda.
E non soltanto perchè nessuno fuma più.
Per quanto riguarda i denari quelli ci sono, pochi o molti, ma ci sono.
Per le “botte” non c'è bisogno di uscire, le vedi tutte e di più in tv.
Natale 2017 in Canada, l'ennesimo per i migranti venuti dal Bel Paese.
In casa, le proporzioni tra presepe e l'albero sono invertite.
Il presepe dovrebbe essere più grande, per ciò che rapresenta il Nascituro.
Invece l'albero batte la Stalla: più figli e nipoti si hanno, più doni ci sono sotto.
Nel Bel Paese i regali arrivavano – pochi di numero e scarsi di qualità – nella calza, via Befana.
Qui ci siamo adattati.
Paese che vai, usanze che trovi.
Ci siamo adattati prima con il modo di lavorare e poi con tutto il resto.
La prima “jobba” è stata di sofferenza per tutti.
Deprimente al massimo fu il primo Natale, avvilente e rattristante anche.
Il lungo percorso da migrante a “new canadian” è stato difficile per tutti, complicato, estenuante e problematico.
Ad aiutarci è stata la trilogia famiglia-fede-tradizioni.
Noi nati nel Bel Paese abbiamo sempre un piede nell'oggi e l'altro nel passato.
L'oggi è migliore perchè del passato abbiamo rigettato il cattivo e conservato il buono.
Il buono sarebbe la famiglia e quello che rappresenta.
Dici famiglia e dici, soprattutto, i figli dei tuoi figli, la generazione detta “millenial” perchè nata nel secolo nuovo.
È la generazione delle diavolerie elettroniche, quello che per i nonni è incomprensibile per loro è facile come papparsi le patatine fritte.
Non dialogano, ma scrivono, comunicano con messaggini di parole strane ed accorciate per difetto.
Ma non solo, sanno parlare con i cugini nel Bel Paese mentre si vedono, a vicenda, in diretta.
Il marchingegno in questione si chiama WhatsApp e recentemente ne ho visto l'applicazione con i miei quattr'occhi.
Hanno mandato in diretta, via WhatsApp, la scalata della mura da parte del più “diavolicchio” dei nipoti, Daniel, che ha fatto l'Uomo Ragno, Spiderman, per inviare gli auguri di Natale all'altro nonno, quello che campa a Silvi Marina.
Nun tengo denare, recita la vecchia e triste filastrocca.
Qui è un modo di dire, sarebbe meglio dire non bado a spese.
 Anche nelle famiglie con minori disponibilità le tavole di questi giorni sonno traboccanti, stracolme di pietanze e  ricordi di vecchi Natali.
La vigilia con baccalà e capitone per coloro che hanno la memoria lunga, insalata di king crab e code di aragosta per il millenial.
Il gap generazionale si annulla, diventa inesistente quando si tratta di spaccare noci, gustare arance, panettoni, mustazzuoli, arancini, zeppole, struffoli, cicerchiata e dolcetti assortiti.
Su questo ben di Dio si lanciano anche i Millenial, scordandosi per qualche minuti del WathsApp, IPhone e compagnia bella.
La tavolata all'italiana unisce la famiglia come niente altro.
Non per altro si dice: Natale con i tuoi.
Buon Natale a tutti.
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Mar Wed ,2017