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«Gli italiani sono ladri che rubano onestamente»

«Gli italiani sono ladri che rubano onestamente»

“Gli italiani sono ladri che rubano onestamente.
Attenzione, non lo dico io, ma uno scribacchino eccellente del giornale degli Agnelli.
     La prima penna della Stampa di Torino, scrivendo delle elezioni, ha anche detto: 
1) In Italia ci sono i furbi e i fessi. I furbi rubano, i fessi anche perchè cercano di passare per furbi.
2) Gli italiani disprezzano tutti i governi ma dai governi vorrebbero la soluzione a tutti i loro guai.
 3) Gli italiani si battono più per i loro diritti che per i loro doveri.
4) Gli italiani si battono più per i loro interessi che per i loro diritti.
5) Gli italiani si lamentano soprattutto degli italiani.
6) Gli italiani sono un popolo di credenti, credono infatti a tutto, poi bestemmiano.
   Queste frasi del pezzo pubblicato da un quotidiano “serio” coma La Stampa, intitolato “Gli italiani” vanno spiegati un tantino meglio ai cosiddetti ex nostrani, alla gente cioè che ha la fortuna di vivere lontano dallo Stivale.
Rubare onestamente dovrebbe significare, ad occhio e croce, che fregare non è un reato, che va considerato alla stregua di un lavoro qualsiasi e onesto come fare il muratore, il meccanico, la segretaria.
Per quanto riguarda furbi e fessi, i primi fanno i mariuli  perchè sono tanto intelligenti da capire che per fregare il sistema ci vuole poco, per esempio che un amico firmi il cartellino al posto tuo, o che basta un certificato medico fasullo per marcare visita al lavoro senza rimmetterci un centesimo dallo stipendio.
Governo ladro, ecco l'insulto più usato da coloro che ritengono lo Stato colpevole di non far campare gratis e abbondantemente lui e la sua famiglia.
Chi si batte per i propri diritti fa benissimo, peccato che ignori l'altra faccia della medaglia, i doveri.
I diritti sono una bella cosa, diritto alla salute, diritto alla sicurezza, diritto all'istruzione e così via.
Ma gli interessi personali sono la crema della crema dei diritti, sempre in testa alla lista dei desideri.
È verissimo che gli italiani si lamentano soprattutto degli italiani perchè gelosia e razzismo abitano in tutto lo Stivale: nemo propheta in patria, nessuno è profeta nella propria patria, è una locuzione latina inventata dai romani che era vera allora ed è verissima ancora.
Per quanto riguarda il punto 6, gli italiani doc, quelli che campano nello stivale, sono veramente dei creduloni che ingoiano e digeriscono tutte le promesse elettorali, le fandonie dei magliari in doppiopetto, i politici. 
Il Bel Paese, comunque, ha visto le stelle, non uno o due, ma cinque.
Ha vinto il partito che non è partito, il cui capopopolo, un  napoletano, ha battuto i dinosauri vecchi e rottamato il rottamatore originale.
Gli “stellati”, però, hanno vinto la partita, ma non il campionato perchè lo scudetto della politica è governare il Paese che è storicamente ingovernabile, dove si cambia tutto per non cambiare nulla.
Nella circostrizione degli ex, hanno vinto tre signore, le quali, speriamo, si faranno sentire quando i nuovi boss spagnoli dei diritti Tv cercheranno di chiudere le partite aggratis via Raitalia.
Avesse vinto Paolo C., che non essendo milionario ha avuto pochi fondi da investire della campagna, qualcosa avrebbe fatto. Complimenti, comunque. 
Avesse concorso, e poi vinto, anche Vito C., avrebbe scatenato un putiferio pro pallone. Il romanista di Ostia, in questi giorni ha vinto il “triplete”: compleanno, poker della Roma sul Napoli, e vittoria alle elezioni del movimento anti-tromboni. Ora la ciliegina sulla torta sarebbe che la Roma andasse avanti in Champions.
 
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Mar Wed ,2017