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A volte il raffreddore porta bene

A volte il raffreddore porta bene

 Certe volte il buon giorno non si vede dal mattino.
Capita, infatti, che la giornata cominci male con tendenza al peggio, ma cammin facendo spunta il sole.
Prendiamo, per esempio, l’altro giorno. 
 Con il peggio dell’inverno alla spalle, pensavo di essermela cavata.
Invece, zacchete, lo stramaledetto virus si è fatto vivo pure quest’anno attaccando la parte tenera dei bronchi. 
Prima sembrava ’na cosa e niente, il canale delle cibarie (gola, Paolo, sarebbe la gola) dava una pizzicatina, il nasone colava come un rubinetto senza guarnizione.
Ogni tanto uno starnuto o tre, come cannonate ravvicinate.
Poi si è scatenato l’inferno, in mezzo al petto sembrava si fosse una mandria di buffali che galoppano sulla “coratella” forzando colpi di tosse alla kitemmuort. 
La tosse, lo sapete, si porta dietro catarro, o moccio, che dir si voglia. 
La corsa al bagno deve essere velocissima come lo scatto di Bolt, per liberarsi della schifezza prodotta dall’irritazione di bronchi.
La tosse, in medicina, è un riflesso difensivo, improvviso e spesso ripetitivo, che aiuta a pulire le vie respiratorie da eccessi di secrezione, particelle estranee ed irritanti, microbi. 
Sarà, ma io avrei preferito che il servizio di pulizia fosse venuto indolore, semplice come una soffiata di naso.
Invece, quando la faccenda si complica è giocoforza andare dal medico.
E qui la disavventura si mette al meglio.
Perchè nella cosidetta walking clinic c’è un dottore che è una dottoressa. E che dottoressa! Avete presente il film di James Bond dove Ursula Andress esce dalla onde col bikini mozzafiato?
La “mia” dottoressa non ha il bikini, ma tutto il resto è dove doveva essere, capelli biondi naturali inclusi.
In più ha due strappi alla moda sopra il ginocchio sinistro degli jeans, e al collo quel coso per misurare il tam tam del corazon, lo stetoscopio.
Per chi non lo sapesse, lo stetoscopio, è lo strumento che i discepoli moderni di Ippocrate (un greco vecchio assai, fondatore della medicina moderna) usano per ascoltare il respiro e il battito del cuore.
Buongiorno – dice con un accento forse russo, forse polacco, certamente non italico – qual’è il problema?
Io non rispondo, a bocca aperta  mi batto il petto due volte.
Lei dice: spogliati.
A botta calda straluno, capisco fischi per fiaschi e mi viene un mezzo infarto.
Poi la mente torna per terra e realizzo che mi vuole soltanto a petto nudo.
“Respira forte”, mi ordina posando il cerchietto del coso curioso all’altezza del corazon.
Io rabbrividisco. 
La mia pellaccia è bollente, il cerchietto di metallo è freddino.
Vorrei dirle: “Riscaldalo col fiato”, ma mi trattengo. 
Di questi tempi bisogna fare attenzione, ogni battuta può diventare una bomba.
Zitti e mosca, dunque.
E ad occhi chiusi, anche.
Tenerli aperti significa dover poggiare lo sguardo laddove lo stetoscopio scende per la legge della gravità.
Si può con uno sguardo sconfinare nel campo minato delle molestie?
Calma e gesso, dunque.
E palpebre abbassate sopra le palle degli occhi.
Un respiro trattenendo il fiato.
Un altro lanciandolo fuori.
Dentro e fuori,  fuori e dentro.
La faccenda si ripete  tre o quattro volte.
Poi lei mi afferra per la gola, si fa per dire.
Usando un coso di legno abbassa l’organo del gusto (la lingua, Paolo, la lingua) dando uno sguardo alle tonsille.
Poi passa ai buchi degli orecchi.
Una sbirciatina è sufficiente per accertare che c’è materiale sufficiente per fare una candela, o due.
Good, dice quando finisce di palpeggiarmi.
A  questo punto faccio lo spirtitoso: «Good? Sono già guarito?».
Lei sta allo scherzo e ribatte:  «Sarai bello che nuovo dopo dieci giorni di pillole da prendere senza bere vino».
Poi si alza, gira i tacchi e saluta con un “Dasvidania” che in russo significa arrivederci.
Io le rispondo: Statti bona.
Laddove bona ha un doppio significato…
*Nella foto, Ursula Andress nel film di James Bond,  Dr. No, uscito nell’anno di grazia 1962.
 

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Mar Wed ,2017