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Tra scienza, credo e realtà

Tra scienza, credo e realtà

TORONTO – I napoletani e i devoti di San Gennaro tirano un sospiro di sollievo: il fazzoletto bianco sventola al di sopra della folla in cattedrale, la benevolenza del santo amato non solo dai partenopei è garantita. E non potevano mancare a Napoli i fuochi d’artificio.
L’abate della cappella di San Gennaro, nel complesso del duomo di Napoli, Vincenzo De Gregorio, racconta che secondo la tradizione, il sangue era stato raccolto da una donna chiamata Eusebia durante la decapitazione del Vescovo poi Santo, nell’anno 503 e posto in due ampolle di vetro, ma fu solo nel 1367 che le reliquie furono ritrovate e riportate a Napoli.
Secondo la tradizione, il sangue di san Gennaro si sarebbe sciolto per la prima volta ai tempi di Costantino I, quando il vescovo Severo (secondo altri il vescovo Cosimo) trasferì le spoglie del santo dal luogo di sepoltura a Napoli. 
Durante il tragitto avrebbe incontrato la nutrice Eusebia con le ampolline del sangue che si sarebbe sciolto in loro presenza, davanti ai resti del santo.
Bisogna attendere il 17 agosto 1389, allorché il miracolo si compì durante una solenne processione intrapresa per una grave carestia. Vennero allora stilati dei documenti per conservare nella storia quanto accaduto.
Tre gli appuntamenti dedicati a quest’evento, tra i più seguiti in tutto il mondo da credenti e non: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre ed il 16 dicembre. 
Ma si tratta di miracolo, di un fenomeno o di reazione chimica?
La Chiesa in primis è molto cauta, lo chiama infatti "prodigio" e non miracolo, ne consente la venerazione popolare, ma non impone ai fedeli cattolici l’accettazione come obbligo di fede. «Il comportamento del sangue di San Gennaro però è imprevedibile» spiega l’abate Vincenzo De Gregorio, che da 12 anni maneggia le ampolle durante le cerimonie.  «A volte si liquefa subito all’uscita dalla cassaforte o addirittura dentro. Davanti a papa Ratzinger ritengo di avere mosso a sufficienza le ampolle, ma il sangue non si è sciolto. Ed era il papa».
Innumerevoli le ipotesi già dal XVII secolo, e nel 1902, un analisi della sostanza da parte dei professori Sperindeo e Januario accertò la presenza di una proteina del sangue deputata al trasporto dell’ossigeno: la ossiemoglobina.
Alcuni ricercatori del CICAP, hanno tentato di riprodurre una sostanza chimica che si comporti come quella contenuta nelle sacre ampolle. Ne è  venuto fuori un gel che, sottoposto a sollecitazioni e leggere vibrazioni da solido diventa liquido. 
Pronte le reazioni che ricordarono il 1976, anno in cui il prodigio non si ripetè, nonostante gli otto giorni di attesa.
Un ulteriore articolo del marzo 2005, sostiene che la sostanza gelatinosa creata chimicamente mantiene le sue proprietà per solo due anni, mentre quella conservata nel duomo di Napoli è di gran lunga più antica.
Quest’anno il fenomeno ha anticipato persino l’ostensione delle ampolle alla folla di credenti che stipano la cattedrale partenopea, e non è la prima volta che avviene.
Religione, scienza, scetticismo, ognuno dice la sua. 
Ma la liquefazione del sangue di San Gennaro resta di buon auspicio: a lui si presentano tutti i problemi: dalla disoccupazione all’immondizia, dalla camorra ai terremoti. 
Davanti a lui i napoletani pregano, ringraziano e si indignano se non ascoltati, tanto da arrivare anche a "licenziare" San Gennaro da patrono della città e capo dell’esercito con sospensione della paga, per non aver esaudito le richieste, contro Napoleone e le sue truppe nel 1799.  
Ancora oggi, il carattere unico del popolo partenopeo e la devozione al suo santo protettore fanno sì che tutto il mondo si fermi per un attimo a sorridere stupito.
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