CorrCan Media Group

Sacco, Vanzetti e New Orleans: quando gli italiani erano nel mirino

Sacco, Vanzetti e New Orleans: quando gli italiani erano nel mirino

TORONTO – Tra gli avvenimenti di cronaca di questi ultimi giorni, hanno fatto senz’altro il giro del mondo i fatti accaduti a Charlottesville, dove membri dell’estremismo di destra e del KKK hanno provocato scontri con tafferugli e arresti. I contromanisfestanti si sono espressi al grido di: “No KKK, no all’America razzista, razzisti a casa”. Ma il razzismo in America non è solo dei nostri giorni e non solo a favore della supremazia dei bianchi. 
Erano di carnagione chiara, due italiani, le due persone la cui condanna a morte, avvenuta 90 anni fa, cambiò la storia. Altro anniversario di questa vicenda celebra quest'anno il quarantesimo, fu infatti proprio nel 1977 che il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, riconobbe ufficialmente l’errore giudiziario e riabilitò la memoria di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due emigrati, anarchici italiani, accusati ingiustamente di un duplice omicidio avvenuto durante una rapina, con un processo farsa che li portò entrambi sulla sedia elettrica. La sentenza fu eseguita a Charlestown il 23 agosto 1927. Anche loro erano contro il razzismo,  e facevano parte del gruppo anarchico italo-americano in lotta per l’uguaglianza dei popoli. A nulla valse nemmeno la confessione di un detenuto che aveva partecipato alla rapina e che affermò di non aver mai visto quei due individui. Evidentemente la condanna che volle esegursi aveva altri risvolti, ma occorsero quarant’anni per ammetterlo. 
Ancora oggi, la disavventura dei connazionali, uno calzolaio e l'altro pescivendolo, vittime di un’ondata repressiva che investì l’America del primo novecento, continua ad essere oggetto di ricerche, libri, manifestazioni. Ma la storia americana, contro gli italiani, non è povera di pagine incresciose e si ripete. É sotto tiro ora il sindaco di New Orleans, Mitch Landrieu dal quale si aspettano le scuse alla comunità italoamericana per un episodio di linciaggio avvenuto nel 1891,  uno dei più grandi della storia statunitense. 
Alla fine del 1800 e all’inizio del 1900, gli italiani emigrati non erano considerati “bianchi” e certamente non avevano il cosiddetto “privilegio bianco”. 
Il capo della polizia di allora, David Hennessy stava indagando sulla corruzione sul lungomare di New Orleans, a quel tempo gestito dai rivali Provenzano e Matranga. 
Poco prima del processo in cui era chiamato a testimoniare, fu colpito da due uomini armati e a chi gli chiese il nome degli attentatori, rispose "the dagoes", termine offensivo per definire chi era di madrelingua italiana, spagnolo o portoghese. 
Hennessy morì il giorno dopo. Sotto la pressione pubblica, fomentata anche dalla stampa, pochi giorni dopo la polizia arrestò 19 italiani, presi a caso. A distanza di qualche mese, la folla, indispettita anche dai punti morti e procedure errate del processo, riunitasi sotto la statua di Henry Clay, decise di “dare una lezione a queste persone (gli italiani) che non dimenticheranno”, come sostenne l’allora sindaco di New Orleans, Joseph Shakespeare.
Sfondarono le porte della prigione, senza che la polizia opponesse resistenza e spararono a 9 dei 19 detenuti italiani, due altri furono trascinati fuori e appesi ai lampioni della luce. La maggior parte di quelle vittime era innocente, ma un giudice supremo non riuscì a condannare nessuno dei loro assassini, anche se molti dei loro nomi erano ben noti.
Oltre un secolo dopo si attendono ancora le scuse formali dal primo cittadino della città sul fiume Mississipi, per conto del suo predecessore Shakespeare, ma si teme che non ci saranno. 
Per Landrieu è stato sufficiente far abbattere alcune statue, proprio come è successo a Chalrottesville, statue  “erette per onorare il movimento del Culto delle cause perse, creato per riscrivere la storia, nascondendo la verità, che cioè la Confederazione era sul lato sbagliato dell’umanità”, ha sostenuto il sindaco, ma le sue scuse non arriveranno, sarebbero – secondo alcuni critici – troppo in contrasto con le sue idee di sinistra.
 
More in Economia