CorrCan Media Group

Reddito cittadinanza e quota 100, le due riforme del governo

Reddito cittadinanza e quota 100, le due riforme del governo

TORONTO – Tra i numerosi argomenti che fanno parte della conversazione politica italiana dal giugno dello scorso anno quando fu eletto un governo della Lega e 5 Stelle, il reddito di cittadinanza e quota 100 tengono banco sui media, anche a causa della difficoltà di far convergere i partiti di maggioranza su una posizione consensuale.

La “quota 100”, in parole povere, è un’ennesima riforma del sistema pensionistico italiano, come avviene periodicamente da Dini (1995), passando da Sacconi (2011) a Fornero (2011), la cui legge aveva lo scopo di allungare
l’età pensionabile e quindi ridurre la spesa previdenziale.

Con quota 100 si può andare in pensione se tra età e contributi si raggiunge 100, cioè a 62 anni con 38 di contributi.

In Canada esiste il fattore 90, cioè si può andare in pensione se si raggiunge 90 tra età più contributi. La pensione viene pagata in base ai contributi.

Chi ha contribuito meno ma raggiunge fattore 90 ha una pensione ridotta, basata sui contributi.

Come pure con il Canada Pension Plan si può andare in pensione a 60 anni, ridotta del 5% per ogni anno al di sotto di 65 anni di età.

In Italia c’è chi vorrebbe l’uovo e la gallina contemporaneamente, cioè andare in pensione prima ma con pensione piena.
Il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, è stato all’inizio oggetto di un prolungato ed estenuante dibattito, anche perché indigesto all’altro partner di governo, la Lega, e alla classe imprenditoriale del Nord Italia.

In Italia, con il sistema bicamerale, le leggi devono essere approvate dai due rami del parlamento: la Camera dei Deputati ed il Senato.

Dopo estenuanti dibattiti, il 27 febbraio scorso, il Senato ha approvato il decreto definito “decretone”, che contiene, tra l’altro, il reddito di cittadinanza e quota 100.

È quindi transitato verso la Camera dei Deputati dove la Commissione lavoro ha rivisto il decreto esaminando 800 emendamenti, di cui 65 della Lega e 5 Stelle.

Deve quindi tornare al Senato dove, dopo l’approvazione, diverrà legge, sempre che non ci siano cambiamenti.

Dopo il 6 marzo sono piovute oltre 150mila domande attraverso Poste Italiane o online, con episodi curiosi come la vivandiera del clan dei Casalesi, Rosaria Massa, che ha fatto domanda per via del proprio status di disoccupata in seguito all’arresto del boss.

O come pure i componenti del clan Spada, che ha spadroneggiato per anni a Ostia, rimasti disoccupati dopo che la polizia ha arrestato i
boss.

Anche numerosi pensionati ultrasettantenni hanno fatto do-
manda. Il reddito di cittadinanza si propone di combattere la povertà e di
intervenire sul mercato del lavoro
favorendo l’occupazione.

Viene erogato a chi è sotto la soglia di povertà, fissata a 780 euro mensili.
Per un nucleo famigliare il reddito può raggiungere 1.380 euro mensili, anche pensionati.

Il programma è stato criticato dai datori di lavoro, dai sindacati, ma anche dal Fondo Monetario
Internazionale (FMI).

Per l’FMI, l’economia italiana
è in recessione tecnica ed in presenza di un alto tasso di evasione
fiscale, con un potenziale disincentivo al lavoro, specie nel sud, dove il costo della vita è più basso e con un alto tasso di disoccupazione.

Se funzionerà lo diranno i posteri. Il concetto di reddito di cittadinanza non è nuovo. La Comunità Europea lo aveva raccomandato fin dal 1992.

Il precedente governo italiano aveva introdotto il Reddito di inclusione che
aveva lo scopo di favorire l’accesso al lavoro.

Nel modello sociale europeo esistono forme di reddito di cittadinanza con diversi appellativi.

Chi non guadagna abbastanza in
Francia, Germania, Gran Bretagna
e, naturalmente, Svezia e Norve-
gia riceve un’integrazione al red-
dito usufruibile anche da chi lavo-
ra part-time o ha un lavoro a bassa
remunerazione.

In Germania ed in Europa. oltre
all’indennità di disoccupazione,
c’è un altro sussidio meno “cor-
poso” ma illimitato che dura fino
“all’età pensionabile”.

In Ontario, il precedente governo liberale aveva sperimentato un
promettente programma di sup-
plemento al reddito nelle aree di
Hamilton, Thunder Bay e Lindsay, con 4.000 partecipanti.

Sfortunatamente è stato cancellato dal
Governo di Doug Ford prima di ogni valutazione. La Finlandia, sta-
to sociale avanzato, dopo due anni
ha cancellato il programma anche
in presenza di previdenze com-
plementari.

Nella foto, la tessera del “reddito”

More in Economia