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Oleodotti, scontro Kenney-Trudeau

Oleodotti, scontro Kenney-Trudeau

OTTAWA – Justin Trudeau e Jason Kenney sono ai ferri corti. Non è bastato il meeting di ieri a Ottawa per sanare le divisioni tra il primo ministro e il neo premier dell’Alberta sul delicato tema degli oleodotti e dell’indipendenza provinciale sullo sfruttamento delle proprie risorse naturali.

Il motivo del contendere è il Bill-69, un progetto di legge attualmente al vaglio del Senato che, qualora dovesse essere approvato, garantirebbe al governo federale ampi poteri decisionali che scavalcherebbero le prerogative delle province sulla costruzione di nuovi oleodotti e su altri progetti classificati nella categoria di “piani di interesse nazionale”.

Kenney ha confermato a Trudeau che se il governo federale decidesse di andare avanti senza modificare la norma, l’Alberta sarebbe pronta a portare la legge fino alla Corte Suprema per vagliarne la costituzionalità.

Lo stesso Kenney, tra l’altro, ha fatto sue le proposte di modifica del provvedimento che erano state presentate dalla premier dell’Alberta che lo aveva preceduto, Rachel Notley.

In particolare il leader dello United Conservative Party chiede un limite temporale di due anni nel processo di approvazione di un nuovo progetto che riguardi le risorse naturali, una minore interferenza dei ministri federali – che con il Bill-69 avrebbero ampi poteri decisionali a scapito della Provincia – e un’esenzione agli e. etti della nuova legge per i progetti sulle sabbie bituminose che sono attualmente al vaglio dell’ente regolatore provinciale, l’Alberta Energy Regulator.

Kenney, tra l’altro, si è fatto portavoce anche delle richieste dei giganti petroliferi che operano in Alberta e delle associazioni di categoria, su tutte la Canadian Association of Petroleum Producers e la Canadian Energy Pipeline Association.

E per sottolineare la contrarietà dell’Alberta alla nuova legge, Kenney ha addirittura agitato lo spauracchio della possibile secessione della provincia dal Canada.

“Sto semplicemente dicendo – ha sottolineato il premier – che nella provincia si avverte una profonda e crescente frustrazione. È ruolo del primo ministro salvaguardare l’unità nazionale. E questa legge mette in pericolo proprio l’unità nazionale”.

Parole che sono state condannate da più parti, ma che esemplificano alla perfezione il clima di tensione tra il governo federale e l’esecutivo dell’Alberta.

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