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Italiani “topi” della città, sporchi e analfabeti

Italiani “topi” della città, sporchi e analfabeti

Continua l'esposizione di Odoardo Di Santo sui fatti riguardanti l'immigrazione italiana in Canada. Nella terza parte che pubblichiamo oggi prosegue la descrizione del giornalista Balzan, inviato del Corriere della Sera.
TORONTO – Per incitare gli italiani a partire per il Canada le Agenzie di viaggio, con pretesti e raggiri, seguitavano a ripetere  il ritornello mendace: "Sarete accolti a braccia aperte".  Non era vero, dice Balzan. 
Gli emigranti italiani partivano da condizioni di estrema povertà e disagio e come scrive Robert Harney "in Italia erano considerati forza lavoro in eccedenza che smettevano di esistere per lo stato italiano  tanto più che molti erano espatriati  più o meno clandestinamente per sottrarsi alla coscrizione obbligatoria". 
In Canada non erano desiderati, infatti il governo nel 1901 informò  il Consolato Italiano che  gli italiani "non sono desiderati perchè instabili (?)", chissà come mai.
Il governo canadese era contrario al melting pot americano, perchè lo vedeva come una mescolanza indiscriminata di gente di razze e culture diverse. 
Tuttavia il ministro canadese Sifton preferiva immigrati dal Nord Europa, più congeniali alla classe dirigente anglosassone  del Canada. Per Henri Bourassa, autorevole uomo politico franco-canadese, gli europei del sud rappresentavano il peggio dell'Europa.
La popolazione locale vedeva di cattivo occhio gli immigrati italiani che vivevano ammucchiati, giravano a centinaia per la città chiedendo l'elemosina, creavano slums e a dir di molti, contribuivano a deteriorare quella che definivano "l'igiene" della città.
Per i supremazisti razzisti gli italiani erano considerati "topi".
A Thorold, in Ontario. infatti  il Capo Kleagle dei Ku Klux Klan,  a seguito dell'uccisione di una guardia di sicurezza scrisse al Sindaco  una lettera, pubblicata sull'Hamilton Spectator, dove minacciava che se il responsabile dell'uccisione dell'ufficiale Trueman non fosse catturato,  800 membri del Clan  Scarlatto "che stanno ripulendo la città", prenderano l'iniziativa contro la comunità italiana e aspettano l'ordine per sterminare questi topi".
Gli Italiani  erano inoltre vittime dell'inganno delle Agenzie di emigrazione a causa  della dicotomia tra il Ministro Sifton, che concedeva la terra inizialmente dopo 8 anni e poi dopo 3 – perchè voleva coloni – e  le grandi compagnie come la CPR che volevano braccia per costruire le ferrovie e le infrastrutture. 
Il problema dello sfruttamento degli italiani era serio al punto che, nel 1904 il Quebec istituì una commissione d'indagine sulle pratiche fraudolente degli agenti di collocamento che si comportavano ed  erano i veri "padroni". 
A Montreal i più noti erano Antonio Cardasco ed il suo concorrente Alberto Dini. Le compagnie di emigrazione avevano agenti in Canada che, al pari dei trafficanti odierni, sfruttavano gli emigrati dalla partenza dall'Italia e dopo il loro arrivo in Canada. Molti italiani erano  immigrati temporanei, definiti "target migrants" o "temporary  immigrants" che emigravano per  accumulare qualche risparmio e poi tornare in patria.
Sono ignote le  statistiche  ma   in America nel 1911 il 71%  degli italiani era analfabeta.
Essendo quindi gli immigrati in larga proporzione illetterati, una volta in  Canada, dipendevano in tutto e per tutto dagli agenti per cercare alloggio, nelle boarding houses spesso di proprietà degli agenti stessi, per cercare lavoro, per scrivere ai familiari in Italia, per inviare le rimesse che erano sostanziose per i cittadini impoveriti in patria.
Bruno Ramirez in "Les premieres italiens de Montreal" cita il paese di Baranello nel Molise (4000 abitanti) ed un bilancio comunale di 20.000 lire che, nel 1908, riceveva rimesse tra 700 mila ed un milione di lire, una somma notevole per quei tempi.
L'inchiesta del Corriere della Sera suscitò reazioni immediate. 
Ci fu un dibattito  infuocato nel  Parlamento  Italiano, che riconobbe "l'infame speculazione", ma non ebbe tangibili conseguenze. 
Il giornale La Tribuna mestamente  riprese una nota deludente del  Governo  che diceva  "di aver fatto  quanto gli era possibile, date le leggi vigenti". 
Si mosse invece la giustizia svizzera che  condannò le agenzie ed i subagenti. 
Il giornale Libera Stampa, il 5 marzo 1915, riportava la sentenza che fa "considerazioni di carattere morale che sono più gravi di una qualsiasi condanna materiale". Parla di "manovre sleali" a "scopo di lucro"di "sfruttamento di "poveri emigranti in gran parte analfabeti", di "minacce e di pressioni per far sborsare somme",  di "raggiri nelle pratiche di arruolamento"e di "violazione dei patti contrattuali intervenuti in Italia". Le agenzie furono condannate seppure a pene lievi.
L'emigrazione verso Montreal tornò brevemente  ai ritmi normali, cessando poi nel 1915 al tempo della prima guerra mondiale  dove morirono 600.000 soldati italiani.
 
(segue)
 
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