CorrCan Media Group

Italiani, come ci siamo evoluti

Italiani, come ci siamo evoluti

Italiani, come ci siamo evoluti

di Catia Rizzo

TORONTO – Se il patrimonio culturale dell’Italia è così eccelso e originale sarà forse dovuto alla nostra ricca eredità genetica.

I grandi cambiamenti storici che hanno attraversato lo Stivale hanno infatti lasciato il segno nei geni di una popolazione geograficamente variegata.

Il gruppo di Antropologia Molecolare e Adattamento Umano del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali (BiGeA) dell’Università di Bologna, ha cercato di ricostruire la storia demografica dell’Italia attraverso uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

I ricercatori hanno analizzato il Dna di 800 persone provenienti da 20 province italiane, descrivendo i pattern di variabilità di più di 500.000 varianti genetiche distribuite lungo il loro genoma.

Ne è venuta fuori appunto un’elevata eterogeneità tra le varie popolazioni della Penisola, dovuta soprattutto al complesso processo di migrazione iniziato fin dalla prima colonizzazione.

Per la sua strategica posizione geografica l’Italia è sempre stata uno dei punti più ambiti per le rotte migratorie europee.

Secondo i risultati della ricerca l’Italia settentrionale ha subito l’influenza genica dei gruppi provenienti dall’Europa centro-orientale fino alla fine dell’Età del Bronzo e all’inizio dell’espansione dell’Impero Romano. La parte centrale e quella meridionale dell’Italia si caratterizzano invece per i tratti tipici del Medio Oriente e del Nord Africa.

L’evoluzione genetica dell’Italia non è stata segnata però solo dai flussi migratori. Anche le condizioni ambientali hanno giocato un ruolo chiave, determinando reazioni diverse dell’organismo rispetto a determinate malattie.

Ad esempio, il clima più rigido dell’Italia settentrionale ha portato all’adozione di una dieta con un elevato contenuto calorico e di grassi favorendo così nel tempo la diffusione di varianti genetiche capaci di modulare il metabolismo dei lipidi (soprattutto dei trigliceridi e del colesterolo) e la sensibilità delle cellule all’insulina. Questo adattamento naturale sarebbe stato, secondo i ricercatori, un fattore positivo che ha ridotto nella popolazione di quell’area il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete.

Le diverse condizioni climatiche dell’Italia centro-meridionale, combinate all’eredità genetica trasmessa da altri popoli del Mediterraneo, hanno invece determinato una maggiore suscettibilità alle stesse malattie.

Un altro fattore determinante per le differenze genetiche degli italiani, soprattutto in Sardegna e nella parte centro-meridionale, sono state le malattie infettive.

La malaria sarebbe stata per esempio un fattore di selezione naturale in Sardegna, mentre nel Sud Italia a potenziare le difese immunitarie sarebbero state tubercolosi e lebbra. Tuttavia, l’incremento della resistenza alle infezioni batteriche potrebbe aver determinato anche una maggiore sensibilità a patologie infiammatorie intestinali, tipo il morbo di Crohn.

Riprendendo i parametri della Medicina Evolutiva, il gruppo di antropologi dell’Università di Bologna, è riuscito ad evidenziare per la prima volta i processi di maladattamento dell’organismo degli italiani. Questo permette di guardare in modo più chiaro i rischi tra metabolismo, sistema immunitario e le nuove tendenze di vita.

(Giovedì 25 settembre 2016)

Scarica “Italiani, come ci siamo evoluti”

More in Economia