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Immigrazione italiana: La massiccia ondata del primo Novecento

Immigrazione italiana: La massiccia ondata del primo Novecento

TORONTO – Dal 1900 al 1915 l'Italia  sperimentÒ la più forte ondata di emigrazione della storia. Tre milioni di italiani varcarono l’oceano verso  gli Stati Uniti tra emigrati temporanei e permanenti  e circa 119.000 verso il  Canada, secondo la Canadian Encyclopedia. Le statistiche tuttavia non sono sempre accurate perchè molti italiani  erano transeunti  o perchè occupati in lavori stagionali o perchè  provenivano o passavano per gli  Stati Uniti e quindi non erano censiti.
Prima del 1800 solo uno sparuto numero di italiani  era venuto in Canada.
Giovanni Caboto, per conto dell'Inghilterra,  esplorÒ il Newfoundland e Giovanni da Verrazzano  nel 1524 esplorÒ le coste orientali del Canada, per conto  la Francia. Furono i primi contatti degli italiani con il Canada. Eccetto per rari individui,  di emigrazione in Canada  si puo’ parlare solo nel secolo XIX.
A Montreal, secondo Bruno Ramirez, verso la fine del 1860,  più di un decennio prima di Toronto, si registravano una cinquantina di famiglie italiane, il nocciolo di un gruppo di  precursori che avevano scelto il Quebec. Alcuni discendenti di militari   avevano servito con i   britannici nei reggimenti Meuron e Watteville, nella guerra del 1812.  
Dopo lo scioglimento dei reggimenti restarono in Canada. Dopo l’Unità d'Italia, altre famiglie vennero  dal Nord Italia, per lo più artigiani, professionisti, musicisti, commercianti ed importatori di marmo.
In Italia, come scrive Balzan nella sua inchiesta, verso la fine dell’Ottocento, gli emigranti  erano reclutati da agenti o dai  subagenti, sparsi nella penisola ed in Svizzera, che lavoravano  in combutta con agenti e subagenti in Canada e negli USA.
Uno dei più famigerati era Antonio  Cordasco, agente della Canadian Pacific Railway, il maggior datore di lavoro dell'epoca. Cordasco  era un vero “padrone”  che riceveva gli immigrati inviati dalle agenzie di emigrazione in Italia e Svizzera.Prendeva “possesso” di loro a Quebec City e a Montreal e collocava con la CPR  quelli richiesti, ignorando completamente i “superflui” come pure i contratti o le promesse fatte  prima della partenza.
Gli agenti avevano sviluppato, come abbiamo visto negli articoli precedenti,  una vasta gamma di attività con cui tenevano gli immigrati sotto controllo, dal momento dell’arrivo in Canada fino al ritorno in Italia.
Da Montreal il “sistema” delle agenzie fu esportato a Toronto, dove gli emigranti  italiani cominciarono  a dirigersi, verso la fine dell’Ottocento.
Erano impiegati  in gran parte  in lavori stagionali: nelle miniere del Nord Ontario, a far brillare rocce, a mettere traverse nelle ferrovie, a lavorare nei forni delle acciaierie, a scavare il Canale di Welland, a costruire  le centrali idroelettriche, i ponti delle strade , abitazioni e edifici commerciali. Di solito, finita la stagione, sia per mancanza di lavoro nel Nord, che per la rigidità del clima, tornavano a Toronto per  svernare o a casa in Italia, per chi faceva  quella scelta. 
A Toronto solo nel 1880 si poteva parlare di una presenza italiana. John Zucchi nel  libro “The Italian Immigration of the St. John’s Ward 1875-1915” fissa appunto al 1875 la data di una presenza  italiana discernibile. 
Alcuni – scrive Zucchi –  erano espulsi dagli Stati Uniti orientali e anzichè affrontare i disagi di un viaggio verso l'Italia, scelsero di dirigersi verso una delle grandi città del Canada, mentre altri si avviarono alla volta  della capitale, dell’Ontario, indirizzati da agenti italo americani, in New York, Rochester e Utica.
A  Toronto da poco più di mille italiani, all'inizio del secolo, nel 1915 si registrarono 7000/8000 residenti stabili su una popolazione di poco più di 60 mila abitanti.  (Secondo alcuni studiosi la media degli italiani salirebbe ad una cifra più alta, da 12mila a 15mila,  pari al 20-25% della popolazione, ndr).
Molti lavoratori stagionali  erano attratti  a Toronto dal lavoro abbondante nella costruzione delle  infrastrutture e nell'edilizia, specialmente dopo il tremendo incendio del 1904 ed  il boom del 1906.   
Non era ancora l’epoca del multiculturalismo. Gli stranieri erano malvisti, ma come crescevano di numero, i nativi cominciavano a prendere nota. 
Nel 1916 il Public Health Journal  scriveva  “aloofness and contempt for the foreigners ceases for a short time of each year and that is during the  elections”. 
Nel 1907 l’uomo politico George Gooderham  avvicinÒ Serafino Castrucci, un uomo d’affari italiano, convincendolo a fondare il giornale “La  Tribuna Canadese”, pochi mesi prima di essere  eletto al Parlamento dell’Ontario. 
Per non essere da meno, E.W.J. Owens, deputato conservatore federale,  frequentÒ assiduamente l’Italian National Club  su D’arcy Street,   fino all’agognata elezione. Gli italiani cominciavano a rappresentare una percentuale ragguardevole della popolazione. 
(segue)
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