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Gli italocanadesi, la logica e la riforma costituzionale

Gli italocanadesi, la logica e la riforma costituzionale

TORONTO – No. Finisce così il tentativo dell’Italia di cambiare le sue regole di governanza – il suo metodo di governo. Il referendum non è stato nemmeno un testa a te- sta: No al 60%, Sì al 40%.

No. Questo non significa la fine dell’Italia. Significa la fine di un progetto e possibilmente di alme- no una carriera politica. Quella di Matteo Renzi. Almeno nel breve e medio termine.

No. Non si tratta di una figura politica senza talento. Uno non può sopravvivere nel vortice della politica italiana senza averlo. Ha perso, ma come un analista ha rile- vato, non è stato sconfitto.

Sì. Il fronte della riforma costitu- zionale ha ricevuto un impressio- nante numero di voti – 13.432.208 per essere esatti. Impressionate ma non sufficiente a scavalcare lo status quo e chi preferisce questo al cambiamento.

Sì. Questo segna la fine del Par- tito democratico a guida Renzi. Ed è stato non senza i sui stessi suc- cessi. Ma questi si sono persi di fronte alle decisioni che adesso la Nazione deve prendere alla luce delle sue dimissioni. Anche l’Eu- ropa si dovrà adattare a una nuova dinamica dall’Italia.

Sì. I vincitori in questa battaglia elettorale hanno raggiunto gli ono- ri per il risultato conseguito, ma con questi, avranno sulle spalle numerose responsabilità. È una costatazione ormai logorata applicata all’Italia per quelli che vorreb- bero far finta di governare che pri- ma di tutto dovrebbero imparare a comportarsi da persone adulte. Gli osservatori seri stanno già chiedendo ai sostenitori del No: qual è il vostro piano?

Sì. Qualsiasi piano deve preve- dere un miglioramento. Non per essere troppo idealistici, ma dovrebbe aspirare a lasciare il Paese in una condizione migliore rispet-to a quando il piano è stato messo in atto. Cesare Augusto diceva: ho trovato Roma in mattoni e la lascio in marmo.

No. Il pubblico italiano non vede un ovvio miglioramento delle sue condizioni durante l’amministra- zione Renzi e probabilmente ha votato seguendo questa sensazio- ne. I terremoti della scorsa estate e l’invasione di rifugiati negli ultimi tre anni (400mila) non hanno aiu- tato la causa di Renzi.

Sì. La politica italiana è com- plessa e complicata nei migliori momenti. La riforma di Renzi era un tentativo di semplificare il pro- cesso. Come abbiamo detto in un pre- cedente articolo, a volte questo vuole che ci sia coraggio. La maggior parte della gente si sente più a suo agio con quello che ha, con tutti i pregi e i difetti. Ma non tutti. Negli ultimi dieci anni, i millenial italiani, circa un milione, hanno “votato con i loro piedi” andando all’estero.

Sì. Loro ne sanno qualcosa riguardo al prendere dei rischi. Gli italiani che vivono all’estero che ancora hanno il diritto di voto in Italia (4.3 milioni) hanno votato più per il Sì (64,7%) che per il No (35,3%).

Sì. Anche il Canada ha il suo contingente di espatriati. Il 67,1% di questi ha votato per il Sì e solo il 32,9% per il No. Solo alcuni Pa- esi del Sud America hanno avuto un’affiuenza migliore o un respon- so più definito. Sia in termini di affiuenza che di decisione, gli italocanadesi hanno fatto meglio della loro controparte americana. Forse il clima canadese è più adatto alle analisi e al coinvolgi- mento che non alle reazioni di pancia.

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