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Francesco e la Preghiera: La riflessione del Papa sul Padre Nostro

Francesco e la Preghiera: La riflessione del Papa sul Padre Nostro

Toronto – Il Padre nostro. É la preghiera che suggerì Gesù stesso, quando i discepoli gli chiesero di insegnar loro come pregare, riportata nel capitolo undicesimo del Vangelo di Luca. È la preghiera inserita nella liturgia eucaristica, recitata ripetutamente nel Rosario ed è tra le prime orazioni  che noi cattolici abbiamo imparato sin da piccoli nel nostro primo approccio con la religione.
Il suo inizio dà anche il titolo ad un programma che va in onda sul canale televisivo dell’emittente Tv2000, controllato dalla Conferenza Episcopale Italiana. 
Ospite fisso è Papa Francesco che nei sui interventi si sofferma proprio all'analisi della preghiera alla quale dev'essere molto affezionato, visto che chiese di recitarla proprio appena eletto, dal balcone della loggia di San Pietro.
Nella puntata di mercoledì scorso, il Pontefice ha puntato il dito su una delle ultime frasi del Padre nostro, quella che recita “…e non ci indurre in tentanzione…” dichiarando che: «Non è una buona traduzione». E aggiunge: «Quello che ti induce in tentazione è Satana, quello è l'ufficio di Satana».
I testi sacri e in particolare i Vangeli furono scritti in ebraico o in aramaico, le lingue parlate al tempo di Gesù nelle terre in cui è vissuto insieme agli evangelisti. 
In seguito la Chiesa ha adottato il latino come lingua ufficiale e solo dopo il Concilio Vaticano II, che si svolse tra il 1962 e il 1965, ci fu il riconoscimento dell'uso delle lingue così dette “volgari” per permettere ai fedeli di comprendere e partecipare attivamente alle funzioni liturgiche, principalmente la Messa e l'amministrazione dei Sacramenti.
Ogni lingua quindi adattò testi e preghiere già tradotte più volte ed è evidente come anche il concetto ripreso da Papa Francesco possa aver risentito delle “manipolazioni lingustiche” nel corso del tempo.
Sant’Agostino, nella sua lettera alla vedova Proba, – documento straordinario sull'esercizio della preghiera – si sofferma sul Padre nostro e per il paragrafo in questione scrive: “Quando diciamo: Non c'indurre in tentazione, ci esercitiamo a chiedere che, abbandonati dal suo aiuto, non veniamo ingannati e non acconsentiamo ad alcuna tentazione né vi cediamo accasciati dal dolore.”
Rimane il fatto che il significato del verbo ‘indurre’ risale al latino ‘in-ducere’ e cioè recare, portare, ma anche mettere in una certa situazione morale.
Per lingue come lo spagnolo e il portoghese, il verbo è stato tradotto con l'espressione “non lasciarci cadere” ed è questa la versione che il Papa ritiene più opportuna, tanto da evidenziare come la lingua francese abbia abbandonato il vecchio verso “ne nous soumets pas à la tentation” “non sottometterci alla tentazione”, sostituendolo con “ne nous laisse pas entrer en tentation” “non lasciarci entrare nella tentazione”.
Il conduttore della trasmissione ha raccolto le riflessioni di Papa Francesco sulla preghiera del Padre Nostro in un libro di recentissima uscita, dove il Papa non si sofferma solo sulla frase incriminata, ma analizza periodo per periodo l'orazione suggerita da Gesù, esordendo con: «Ci vuole coraggio per pregare il Padre nostro. Ci vuole coraggio. Dico: mettetevi a dire ‘papà’ e a credere veramente che Dio è il Padre che mi accompagna, mi perdona, mi dà il pane, è attento a tutto ciò che chiedo…»
Papa Francesco non finisce mai di sorprendere con le sue espressioni di una semplicità disarmante. É lontano da lui l’atteggiamento di fine teologo, ma appare quasi come un fedele di strada, pieno di dubbi, alla ricerca di risposte per nutrire la fede. In questa ottica sostiene che la frase del Padre Nostro potrebbe spingere ad un’interpretazione errata perchè spiega Bergoglio: «sono io a cadere, non è Dio che mi butta nella tentazione, per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo».
D’accordo il teologo Mauro Cozzoli che definisce problematica la frase attuale, sostenendo che si potrebbe pensare ad “un Dio tentatore, che vuole mettere alla prova i suoi figli. Il che mal si conciglia con il volto paterno di Dio rivelatoci nei Vangeli”. 
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