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Dall’Italia al Canada: “Chi eravamo allora”

Dall’Italia al Canada: “Chi eravamo allora”

TORONTO – Ad oggi sono più di un milione e mezzo gli italo canadesi che popolano il Nordamerica, secondo il censimento del 2016. Ufficialmente si sa che i primi raggiunsero il Canada negli anni 1880-1881, lavorando per la costruzione della ferrovia CP Railways.
Attraverso una serie di articoli, Odoardo Di Santo, collaboratore del Corriere, ci presenterà uno studio particolareggiato sulla condizione dell’emigrazione italiana in Canada, nel corso di tre secoli di storia.
Seppure la diversità etnica è una caratteristica del nostro paese nordamericano, bisogna aspettare il 1971 per cominciare a parlare di multiculturalismo, quando il governo federale sceglie di abbracciare una politica che metta in evidenza le forze culturali delle numerose etnie presenti sul territorio.
Non poche sono state le difficoltà per quegli italiani che lasciando la propria terra, si apprestavano a scoprire il nuovo mondo, già teatro della colonizzazione da parte di inglesi e francesi, che a loro volta manifestavano le proprie rivalse storiche sugli italiani. 
Seguirono anche le due guerre mondiali che ebbero le loro influenze politiche e sociali. 
Seppure gli italiani in Canada non partecipassero alla vita politica attiva del loro paese di origine, furono oggetto di torti e ripicche, con episodi di estrema gravità, come l’arresto e la prigionia in campi di internamento, perchè ritenuti nemici stranieri e probabili sostenitori a favore dell’asse Roma-Berlino.
Odoardo Di Santo descrive come nei primi anni del ventesimo secolo gli italiani in Canada non venivano presi in considerazione dal governo stesso, che non vedeva di buon occhio la mescolanza di etnie e culture che stava già interessando anche gli Stati Uniti. Le condizioni lavorative e esistenziali erano al di sotto della decenza umana e gli individui venivano trattati con ogni forma di disprezzo e discriminazione.
L’autore dei brani che saranno pubblicati nei prossimi giorni sulle pagine del Corriere, invita i lettori ad una riflessione su come attualmente viene considerata e giustificata l’immigrazione.
Non possiamo dimenticare come sono stati trattati i nostri antenati che hanno spianato la strada per le future generazioni e non possiamo avere atteggiamenti  razzisti e xenofobi come stanno dimostrando alcuni capi di stato che  sottovalutano come l’immigrazione nei secoli scorsi abbia gettato le basi per l’edificazione sociale di paesi come il Canada e gli Stati Uniti, ma anche il Sudamerica e zone dell’Europa. 
Analizzando il passato, Odoardo Di Santo ci invita a chiederci: “Ma chi eravamo noi allora?”, domanda che forse ancora si fanno molti nostri connazionali che hanno raccolto le testimonianze delle prime generazioni di immigrati.
Alla luce delle esperienze vissute dai nostri predecessori, dovremmo guardare con lungimiranza il fenomeno migratorio che interessa oggi l’Italia, ripensando che le stesse vicissitudini di chi disperatamente affronta i cosiddetti ‘viaggi della speranza’, hanno caratterizzato la vita dei nostri antecessori.
Dando ai nostri lettori appuntamento ai prossimi giorni, con gli articoli su quest’argomento, invitiamo anche chi lo ritenesse opportuno a condividere le proprie storie, facendo pervenire al giornale racconti di vita vissuta da familiari emigrati in Canada.
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