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Con il coronavirus è aumentato il gap tra ricchi e poveri

Con il coronavirus è aumentato il gap tra ricchi e poveri

Con il coronavirus è aumentato il gap tra ricchi e poveri

TORONTO – Continua ad aumentare il gap tra ricchi e poveri in Canada. E la pandemia di Covid- 19 non ha fatto altro che allargare la forbice che già esisteva nel nostro Paese. A scattare questa preoccupante istantanea sono due rapporti usciti ieri che confermano ancora una volta come il peso maggiore della crisi economica provocata dal coronavirus sia ricaduto sulle spalle delle fasce meno abbienti della popolazione.

A fare luce sulla situazione è un sondaggio presentato ieri dalla Angus Reid che rivela come in generale i canadesi abbiano subito delle pesanti conseguenze economiche a causa della pandemia.

Licenziamenti, orari di lavoro ridotti, difficoltà a trovare un’occupazione sono state alcune linee di tendenza che si sono registrate un po’ in tutto il Canada.

Stando alla Angus Reid, due terzi dei canadesi che avevano dei debiti prima delle scoppio della pandemia non sono più in grado di continuare con i normali pagamenti o devono fare delle grosse rinunce per far quadrare i conti.

Tipicamente, sottolinea la Angus Reid, questo si traduce nella rinuncia a beni superflui o a spese che non sono di prima necessità. Ora invece la situazione è peggiorata: secondo il sondaggio a volte la rinuncia può riguardare anche vestiti e alimenti.

In questa prima ondata della pandemia, chi risiede in Ontario, Alberta e British Columbia ha visto aumentare più velocemente il proprio debito rispetto ai canadesi che risiedono in altre province del Paese.

Un’ulteriore conferma della situazione è arrivata sempre ieri dal MNP Ltd. Consumer Debt Index, che mette in luce come con la pandemia il gap tra ricchi e poveri sia aumentato più velocemente rispetto a prima.

Secondo questo secondo rapporto, il 44 per cento delle famiglie canadesi che hanno un reddito complessivo che va dai 40mila ai 60mila dollari si trova a un passo dalla bancarotta, mentre il 22 per cento di questa fascia si trova già in una situazione di sostanziale insolvenza, dove le entrate non riescono più a coprire le spese.

Ovviamente la preoccupazione cresce con le nuove avvisaglie della seconda ondata e con il rischio di un nuovo lockdown.