CorrCan Media Group

La guerra dei dazi tra gli Stati Uniti e la Cina

La guerra dei dazi tra gli Stati Uniti e la Cina

La guerra dei dazi tra gli Stati Uniti e la Cina

TORONTO – Dopo due anni di brutale conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, e la minaccia incombente della potenziale esplosione di una catastrofica guerra commerciale causata dal carattere imprevedibile ed umorale dell’inquilino della casa Bianca, la scorsa settimana il presidente Trump e il Vice Premier Cinese Liu He hanno firmato il patto commerciale “iniziale” (Fase 1) tra i due paesi, alla Casa Bianca, in una cerimonia di alto profilo mediatico con l’usuale immancabile retorica sull’importanza dell’evento che con il suo solito linguaggio stravagante Trump ha definito “un passo epocale” ( momentous step) che “ripara gli errori del passato”.

Ambo le parti però, al pari degli analisti, descrivono l’accordo di 86 pagine come una tregua temporanea in attesa di una futura indeterminata Fase 2 che affŽronterà i problemi strutturali alla base del dissidio commerciale tra le due maggiori economie del mondo.

Gli Usa eliminano alcune dazi (tarifs) su telefoni cellulari, giocattoli e lap top che Trump aveva minacciato di aggiungere a quelli imposti sui prodotti cinesi negli ultimi due anni. Sono anche dimezzati a 7,5% i dazi su 120 miliardi di prodotti cinesi come televisori, bluetooth headphones e calzature. Intatti rimangono i dazi del 25% su 360 miliardi di prodotti cinesi imposti negli ultimi due anni.

La Cina a sua volta non cambia i dazi imposti per ritorsione su $ 100 miliardi di prodotti USA che sono costati alle compagnie americane $ 46 miliardi. La Cina si impegna a massicci acquisti di almeno $ 200 miliardi di prodotti agricoli americani parzialmente dovuti alle elezioni presidenziali con l’occhio ai farmers del Midwest produttori di soia brutalmente colpiti dal blocco cinese dei loro prodotti.

La Cina ha acquistato soia ed altri prodotti agricoli in Brasile e Argentina oltre ad aprire altre vie commerciali come il gigantesco progetto “the Belt and Road initiative” ( La nuova Via della Seta). La Cina acquisterà dagli USA prodotti energetici, manifatturieri e servizi. Inoltre la Cina si impegna piuttosto vagamente ad aprire i mercati finanziari alle banche e istituzioni finanziarie USA, a proteggere la “proprietà intellettuale” cioè i brevetti di cui finora si è disinvoltamente appropriata, copiando ed infine si impegna a combattere infrazioni online,pirateria ed altri prodotti contraffatti.

La Cina si impegna a non manipolare la valuta yuan accusa che negli incontri del G 20 ha sempre negato ma che e’ servita agli Usa come spauracchio per dipingere Pechino come il cattivo che non rispetta le regole della convivenza internazionale. Curiosamente un giorno prima della firma gli USA hanno cancellato la Cina dalla lista dei paesi manipolatori di valuta,senza preavviso e senza spiegazione.

Gli economisti temono che la Cina non possa mantenere gli impegni sottoscritti ma sono preoccupati perché nell’accordo non si parla di dazi e ritengono che l’obiettivo dell’amministrazione americana e’ di abbassare il deficit commerciale americano senza affŽrontare le questioni fondamentali.

Quando la disputa commerciale ebbe inizio Trump si propose di indurre la Cina a seguire le regole dell’economia di mercato del mondo occidentale. Invece con l’accordo gli USA hanno sottoscritto il modello commerciale statalista di Pechino che usa le compagnie di proprietà dello stato per comprare quantità garantite di prodotti agricoli, petrolio gas e manufatti americani con buona pace del mercato.

Nel frattempo gli USA hanno ridotto gli investimenti cinesi in America, negato le licenze alle società cinesi telecom, messo nella lista nera società come Huawei la cui vice presidente Meng Wanzhou sta affrontando il processo per estradizione dal Canada negli USA.

Robert Lighthizer, il negoziatore capo di Trump ha ammesso che i Cinesi hanno preso più impegni nel passato di quanti siano nella Fase 1 dell’accordo. Per Scott Paul presidente dell’Alliance for American Manufacturing “La Fase 1 ripristina lo status quo. Io non sono ottimista che avremo una Fase 2 che potrà cambiare drammaticamente lo scenario”.

Per Henry M. Paulson ex Ministro del tesoro sotto George W. Bush: “Il Presidente XI Jinpin ha chiarito che il modello Cina funziona molto bene e che non cercheranno di fare della loro società e del loro sistema economico una copia del capitalismo occidentale”. Ed ha concluso parafrasando involontariamente il vecchio proverbio Nihil novi sub sole: “Questa non e’ la Cina che vorremmo ma e’ la Cina che abbiamo”.

Salvo complicazioni, sempre possibili, Trump ha affermato se ne riparlerà dopo le elezioni presidenziali.