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Facebook: class-action da Toronto

Facebook: class-action da Toronto

di Carlo Cantisani

TORONTO – Lanciata da Toronto una class-action contro Facebook in seguito alla violazione della sicurezza di decine di milioni di utenti a rischio.

La notizia dal Canada arriva in seguito al caso che ha investito recentemente il social media, quando lo scorso 28 settembre Facebook ha annunciato la violazione di 50 milioni di profili, più altri 40 milioni potenzialmente a rischio, a causa di un attacco informatico reso possibile da una falla in uno dei suoi sistemi.

Si tratta dell’attacco più grave dei suoi 14 anni di storia, ancora più grave del caso Cambridge Analytica che ha sconvolto l’opinione pubblica quest’anno e che ad aprile ha portato il CEO dell’azienda, Marck Zuckerberg, a testimoniare di fronte al Congresso degli Stati Uniti.

Riguardo alla class-action, la divisione canadese di Facebook ha fatto sapere lunedì che non rilascerà in futuro ulteriori commenti a proposito. Ora lo studio legale di Toronto Charney Lawyers PC, che sta dirigendo l’azione legale, si aspetta delle risposte, ribadendo il fatto che le informazioni degli utenti su Facebook devono essere “adeguatamente protette”.

Quella canadese sarebbe la seconda class-action contro il colosso informatico a seguito della recente violazione dei profili, dopo quella avviata in California da due utenti, Carla Echavarrai e Derrick Walker.

E mentre le indagini per risalire alla precisa dinamica dell’attacco informatico sono ancora in corso, un’altra notizia si abbatte sulla società informatica e su Zuckerberg. Le autorità europee hanno annunciato che potrebbero comminare una multa di ben 1,63 miliardi di dollari se dovesse venire a galla che Facebook ha violato alcuni principi base del nuovo regolamento europeo sul trattamento dei dati personali. Oltre alla polizia federale americana, infatti, è stato avvisato anche il Comitato europeo per la protezione dei dati, cioè il principale regolatore della privacy di Facebook in Europa, a Dublino, per controllare quanti utenti europei sarebbero stati coinvolti fra quei 90 milioni di account totali violati. Il Comitato chiamerà Facebook a rispondere in base alla nuova direttiva UE sulla protezione dei dati personali, il GDPR – General Data Protection Regulation – entrato in vigore lo scorso maggio e che introduce regole più stringenti sulla gestione della privacy, facendo perno sul principio di “responsabilizzazione” del titolare, in questo caso Facebook, sulle sue scelte in fatto di sicurezza. Una prova, quindi, che l’azienda informatica potrebbe pagare a caro prezzo se fosse accertata la sua responsabilità nella mancanza di misure adeguate per rendere sicuri i sistemi che proteggono gli account dei suoi utenti e che, magari, avrebbero potuto evitare l’ennesimo “security breach”. Per quanta riguarda le sanzioni, il GDPR prevede due multe, bilanciate in base alla gravità e alla durata della violazione della normativa: la prima è pari al 2% del fatturato complessivo di un’azienda oppure a 10 milioni di euro; la seconda invece è pari al 4% del fatturato o a 20 milioni di euro. Sarebbe proprio grazie a questa seconda opzione che Facebook rischia di pagare 1,63 miliardi.

Un portavoce della società di Menlo Park ha detto che l’azienda risponderà a tutte le domande del Comitato europeo. Durante una conference call con i giornalisti, subito dopo l’annuncio del 28 settembre, il vice presidente di Facebook, Guy Rosen, ha detto che, almeno teoricamente, le violazioni potrebbero riguardare anche le app alle quali gli utenti accedono usando le credenziali di Facebook, come Instagram, Spotify e Airbnb. Ma sino a questo momento l’azienda non ha confermato nulla.

Al momento mancano ancora molti tasselli per ricostruire esattamente l’intera vicenda, come la data precisa in cui è avvenuto l’attacco, chi siano gli autori e quali dati siano stati effettivamente trafugati. “Questi fatti non solo violano la nostra privacy, ma sono un rischio per la nostra economia e la sicurezza nazionale. Servono risposte”, ha commentato il commissario della Commissione federale sul commercio, Rohit Chopra. Risposte che potranno arrivare solo quando le indagini dell’FBI saranno concluse.

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