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Studenti italiani, che disastro! Il 35% non scrive correttamente

Studenti italiani, che disastro! Il 35% non scrive correttamente

ROMA – Un disastro, fra scarsa conoscenza dell’Italiano, grosse di- coltà in Matematica e l’Inglese che resta un (quasi) perfetto sconosciuto. Questa la situazione, allarmante, che emerge dalle prove Invalsi degli studenti delle scuole italiane di ogni ordine e grado, dalle superiori fino alle elementari.

Ad analizzarle e farne una sintesi è stata Lucilla Tomassi per il portale degli studenti Skuola.net: ne esce un quadro completo visto che quest’anno per la prima volta le prove per la rilevazione degli apprendimenti chiudevano il cerchio coprendo l’intero percorso scolastico dei ragazzi, dalle elementari alla vigilia della maturità. Un quadro che, purtroppo, è… a tinte fosche.

Invece che mostrare un trend in crescita, anno dopo anno di scuola, i test rivelano infatti profonde carenze nelle competenze di base di moltissimi studenti, lacune che paradossalmente crescono via via che gli studenti salgono di “grado”: elementari, medie, superiori.

E poi c’è il fattore geografico: in determinate aree del Paese, la situazione è ancora più grave di quella che si registra a livello nazionale.

Partiamo proprio da questa. A livello nazionale, meno di 2 su 3 raggiungono i livelli minimi in Italiano (sono solo il 65,4%: in pratica il 35% non sa scrivere correttamente).

Ancora meno quelli che superano le prove di Matematica (poco più della metà: 58,3%). Ma il vero disastro avviene con l’Inglese: solo il 51,8% ottiene il livello minimo richiesto (B2, intermedio superiore secondo il quadro comune europeo per la conoscenza delle lingue) nella prova di lettura (reading), appena il 35% viene ‘promosso’ nella prova di ascolto (listening).

Se poi ci soermiamo sulla distribuzione geografica del dato, ci troviamo di fronte a un’Italia divisa in due: da un lato un Nord e un Centro che se la cavano, dall’altro un Sud che… “speriamo che me la cavo” e, quindi, va a picco. In alcune regioni del Mezzogiorno le percentuali degli studenti carenti, specialmente in Matematica e in Inglese, raggiungono livelli da record.

Come si legge nella ricerca di Skuola.net, infatti, in Inglese-reading (la lettura), gli allievi delle regioni più meridionali e delle Isole che raggiungono il livello B2 non vanno oltre il 35% (a fronte di una media nazionale, dicevamo, del 51,8%): in Calabria sono il 31%, in Sicilia il 34,8%, in Sardegna il 34,1%. In Inglese-listening (ascolto e conversazione), la media complessiva di chi arriva al B2 è 35%. In Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna il dato praticamente si dimezza (è, rispettivamente, del 19,9%, del 14,6%, del 14,8% e del 20,7%).

Mentre in Veneto, una delle regioni col rendimento migliore, gli studenti almeno B2 sono quasi la metà (49,3%). Il quadro, però, è ancora più emblematico se analizziamo gli studenti che, sempre in Inglese, non arrivano neanche al livello B1 (intermedio ‘di soglia’): nella prova di lettura, su scala nazionale, sono il 10,6%.

In ben tre regioni del Sud raddoppiano: in Calabria sono il 21,7%, in Sicilia il 18,2%, in Sardegna il 20%. Lo stesso vale per l’ascolto: in Italia 1 ragazzo su 4 – il 25,2% – non arriva al B1. In Campania sono il 41,7%, in Calabria addirittura il 47,7%, in Sicilia il 46,7%, in Sardegna 40,8%. In Veneto? Ci si ferma al 10,9%.

Ma il dato, forse, più preoccupante riguarda il complesso del percorso di studi, che appare in discesa, nel senso che dalla quinta elementare in poi si può solo… peggiorare.

Il disastro delle quinte superiori è solo la fine di una lunga scivolata che inizia in seconda elementare e si conclude alle porte degli esami di Stato.

Infatti, se prendiamo le prime prove Invalsi, quelle “somministrate” ai bambini delle scuole primarie, i risultati che vengono fuori non sono così pessimi: in V elementare, l’88,3% dei ragazzi raggiunge il livello minimo prescritto per la prova d’Inglese-reading (A1) e l’84% quello per Inglese-listening.

Le cose peggiorano alle medie: in terza, nonostante un lieve miglioramento rispetto agli anni passati, solo il 65,6% degli alunni ottiene un punteggio accettabile in Italiano, ancora meno (61,33%) in Matematica, leggermente meglio in Inglese (supera la prova di lettura il 77,58% degli studenti, quello di ascolto il 59,94%); con le solite dierenze geografiche di fondo. E la discesa continua, inesorabile, per tutto il ciclo delle scuole secondarie superiori.

Qual è il problema? La scuola che non funziona più come dovrebbe? Le famiglie che non seguono i ragazzi a casa? Gli stessi ragazzi che sono ormai social-dipendenti? (e per lo scrivere correttamente in Italiano, qui il sospetto è forte, visto l’abuso dei vari “nn” al posto di “non”, “x” al posto di “per” etc. etc.) …agli esperti di sociologlia/didattica l’ardua sentenza…

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