Sebastiano Bazzichetto
e la sua Venezia segreta

di Daniele Laudadio del June 7, 2022

TORONTO – Le ali dorate dell’angelo del campanile più famoso del mondo. Una gondola scivola sull’acqua. E poi quel “Welcome” oramai familiare che accoglie lo spettatore: allora sappiamo che è giugno, l’Italian Heritage Month, e tempo della fortunata serie “Wish You Were Here: My Secret Venice”. Sarà disponibile a partire da lunedì 13 giugno, gratuitamente su YouTube, la prima puntata della nuova stagione curata da Sebastiano Bazzichetto il quale accompagnerà spettatrici e spettatori alla scoperta di angoli magnifici e poco conosciuti della città lagunare. Lo abbiamo raggiunto al telefono per qualche anticipazione.

Cosa si prova a pensare a questa stagione 2022?
«Moltissime cose: idee ed emozioni. Penso innanzitutto al numero tre. Siamo già alla terza stagione, non mi sembra vero. Una volta un’amica mi disse: la prima è un terno al lotto, la seconda è una conferma, la terza è un successo. Speriamo sia così!».

Nelle prime due stagioni ci hai portati in ville e palazzi, oltre a parlare di Dante l’anno scorso.
«Sì, l’anniversario dei 700 anni dalla morte di Dante è stato per me un’occasione per tentare di fare sintesi rispetto alla vita mortale dell’uomo e del poeta. Ripercorrere l’Italia dantesca si è rivelato un progetto inaspettatamente stimolante».

Ma non di solo Dante…
«Non solo del sommo poeta ci siamo occupati: la prima stagione del 2020 voleva essere un aprire le porte (da mar) dei palazzi veneziani per capire anche quali sono stati i destini di queste avite dimore. In una qualche misura, anche senza le famiglie che le hanno volute, progettate e abbellite, questi palazzi continuano a vivere in una loro dimensione temporale (come musei, alberghi, ostelli, centri culturali). L’anno scorso invece ci siamo trasferiti in terraferma per apprezzare i modi e i luoghi dei piaceri e delle attività economiche legati alla campagna, da Palladio a ville meno note, veri gioielli artistici».

Un tuo luogo preferito?
«Domanda difficile: sono tutti unicamente straordinari. Ogni luogo porta con sé una storia che è fatta di materia e di persone, di sogni, ambizioni, incontri. Grazie all’interesse di Emanuele Lepri prima e Giulio Recchioni ora, questo progetto è diventato un modus cogendi et operandi: diventano per me occasioni inestimabili di incontro, scoperta e conoscenza».

Quest’anno gli antichi mestieri. Perché?
«Perché in questi ultimi anni c’è stato un grande ritorno “alle origini”: dalle riviste di moda ai grandi saloni internazionali non si fa altro che parlare di originalità, unicità, tradizioni, artigianato. Come sempre, grandi slogan reboanti che poi vengono messi al servizio degli scatti “acchiappa-like” sui social e nulla più. Il pubblico difficilmente riesce ad andare oltre alle linee di una cornice ricciuta o ai colori di un volume miniato. Volevo riportare il “mio” pubblico a Venezia per capire meglio cosa significhi creare con le proprie mani e di questo farne una passione e un lavoro».

Perché credi sia una prospettiva rilevante?
«Bisogna (ri)scoprire per preservare e proteggere, essere in grado di capire, tutelare e condividere con uno sguardo approfondito, istruito, guidato. Dobbiamo capire il perché è fondamentale salvaguardare queste tradizioni. C’è poi un grande bisogno di imparare: è vitale imparare questi mestieri, queste arti applicate - che non sono affatto minori - che se non hanno mani, teste e cuori andranno inevitabilmente perdute».

Qualche aneddoto sul dietro le quinte con la tua troupe?
«Quale troupe? (ride) È tutto un lavoro fatto in casa, anche questo artigianale: faccio tutto da solo. I video sono girati con un iPhone 8, poi sono io che monto, taglio, aggiungo la musica, edito etc. Quest’anno mi sono concesso il valido aiuto di una aiuto regista, mia sorella Olimpia, che ha avuto la pazienza di darmi una mano con le riprese».

Qualche anticipazione sui prossimi due episodi?
«Non posso dire molto, non vorrei rovinare l’effetto sorpresa. Posso solo confermare che continueremo il nostro viaggio in alcuni luoghi davvero incantati e mestieri a dir poco unici: per me una delle cose più affascinanti è poter documentare e raccontare il processo, dalla A alla Z. Come e dove nasce la prima forma lavorata di un materiale e le sue molteplici applicazioni. Vedere le mani che danno forma alle idee: una cosa eccezionale nell’era digitale. Ho scoperto che un momento zero non esiste, si può sempre risalire a qualcosa di precedente e più antico. Il vero momento zero è il nostro, quando ci affacciamo su mondi ed universi che pensavamo di non conoscere e che, forse, sono invece sempre stati intimamente nostri».

[Gli episodi saranno disponibili su YouTube il 13, 20 e 27 giugno p.v.]

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