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Sanremo: grande successo, ma scende la qualità

Sanremo: grande successo, ma scende la qualità

Sanremo: grande successo, ma scende la qualità

TORONTO – Si possono far cantare degli artisti in gara all’una di notte (ora italiana, ndr)? Certo che no.

Cominciamo dalla fine del festival, quando il 23esimo ’big’ ad esibirsi sul palco dell’Ariston, il rapper Rancore, ha dovuto intonare la sua “Eden”, appunto, all’una di notte. Una follia. Sarebbe come far aspettare Roger Federer negli spogliatoi, per quattro lunghe ore, prima della finale di Wimbledon.

Ma rimaniamo a Rancore: perchè tanti esponenti del rap o hip-hop che dir si voglia a Sanremo? Per essere al passo coi tempi? Forse. Ma non si tratta di ’canto’ e ad esprimersi in quel modo (parlando ’in sync’, ndr) sono capaci in tanti, troppi. Il canto è un’altra cosa.

Su 24 brani in tutto, forse 6 o 7 erano considerabili belli o decentemente cantati, tra cui quelli di Diodato, Elodie, Michele Zarrillo, Tosca, Paolo Jannacci. Il resto, difficile da sopportare per le nostre orecchie.

Rita Pavone a ’gridare’ a 74 anni ha fatto una figura patetica. Achille Lauro (altro ’parlatore’) per stupire il pubblico si veste come Renato Zero faceva già 45 anni fa: dove sarebbe la novità?

Noiosi molti siparietti tra il ridanciano conduttore, Amadeus, ed un Fiorello in versione sbiadita. Troppa gente insieme sul palco, troppe chiacchiere e poca musica. Bene Tiziano Ferro, gran voce e presenza scenica.

Ma Domenico Modugno, “cantava ed incantava”. Altri tempi.