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“La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte”

“La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte”

TORONTO – L’Epifania tutte le feste porta via… recita così un vecchio detto che ricorda come con la festiva solennità religiosa si concluda il periodo natalizio.

Per i cristiani la ricorrenza del 6 gennaio è legata all’arrivo dei Re Magi presso la grotta dove era nato il Bambino Gesù, che omaggiarono con i doni preziosi di oro, incenso e mirra.

La parola Epifania deriva dal greco antico e significa “manifestazione, presenza divina”. I tre uomini saggi venuti dall’Oriente riconobbero che in quel bambino si era rivelato Dio e lo adorarono.

Alla festa religiosa è legata un’antica tradizione italiana, quella dell’arrivo della Befana. Anche questo termine è una modificazione della parola Epifania, che diventò Bifania e poi Befana.

A lei, una vecchina con il naso ricurvo e gli abiti sdruciti, è affidato ogni anno il compito di portare doni ai bambini, dolci, frutta e caramelle ai più buoni, cenere e carbone ai cattivi.

Antagonista italiana del classico Babbo Natale, il suo veicolo è una scopa, naturalmente magica, a cavallo della quale solca i cieli per andare di casa in casa.

É lei che i bambini attendono con ansia prima di riprendere le attività scolastiche, dopo la pausa natalizia, appendendo lunghe calze una volta al camino, unica fonte di riscaldamento della casa, oggi anche dietro la porta d’entrata dell’abitazione o vicino ad una finestra.

Una tradizione che si perde nella notte dei tempi, probabilmente derivante da antichi riti pagani. Gli antichi romani, dodici giorni dopo il solstizio d’inverno che cadeva pressappoco il 21 dicembre, celebravano la morte e la rinascita della natura.

Essi credevano che durante queste dodici notti che simboleggiavano i dodici mesi dell’anno, sui campi già arati e seminati, volassero delle figure femminili, che per favorire il raccolto compivano dei riti propiziatori.

É anche possibile fare un certo riferimento all’antica festa romana in onore di Giano e Stenia, dal quale deriverebbe il vocabolo “strenna” per indicare un dono, durante la quale ci si scambiavano piccoli regali.

La tradizione vuole che la prima Befana della storia fu la ninfa Egeria, consigliera di Numa Pompilio (secondo dei sette re di Roma). Alle calende di gennaio, verso la fine di dicembre, il re aveva l’abitudine di appendere una calza nella grotta dove viveva la dea (vicino terme di Caracalla) e la mattina la trovava piena non di doni, ma di buoni consigli.

Agli antichi riti pagani, la Chiesa sostituì celebrazioni religiose e quindi dopo la Natività del 25 dicembre, l’arrivo dei Re Magi andò a prendere il posto di quelle ricorrenze del periodo Avanti Cristo. Esiste anche una leggenda che collega addirittura i tre uomini saggi alla vecchina.

Si racconta infatti che i Re Magi in viaggio per Betlemme avessero chiesto informazioni sulla strada ad una vecchia, e che avessero insistito perché lei andasse con loro a portare i doni al salvatore.

La vecchia rifiutò, ma poco dopo, pentita, preparò un cestino di dolci e si mise in cerca dei Magi e del bambino Gesù. Non trovandoli bussò ad ogni porta e consegnò dolci ai bambini sperando di potersi così far perdonare la mancanza.

I dettagli sono interessanti. L’aspetto attempato è un simbolo dell’anno vecchio appena trascorso. Non indossa un cappello a punta come quello delle streghe, ma un fazzoletto legato sotto il mento, proprio come le nonne e le donne anziane dei paesi usavano un tempo.

La scopa, il suo mezzo per spostarsi, perchè la scopa è un antico simbolo che rappresenta lo strumento della purificazione delle case (e delle anime), in previsione della rinascita della stagione.

La tradizione italiana colloca l’abitazione ufficiale della befana ad Urbania, cittadina delle Marche, nella provincia di Pesaro e Urbino, dove ogni anno si organizza una grande festa che coinvolge tutta la popolazione. Chi visita Urbania in questo periodo può scorgere oltre quattromila calze appese per le vie del centro, abbellito di decorazioni e luminarie.

Mercatini, musica, spettacoli animano le vie interne del borgo. La casa della befana, che si trova in una parte del palazzo civico, attiguo alla Torre Campanaria, è aperta tutto l’anno.

Durante la Festa della Befana ad Urbania, ma anche per il resto dell’anno, la nonnina accoglie qui i bambini di tutta Italia, mostrando loro come si prepara il carbone, come si tesse al telaio, oppure raccontando storie di fantasia e facendo loro conoscere il territorio in cui abita, ricco di cultura e di tradizioni.

Oltre a questa Casa, durante la Festa della Befana, viene allestito anche il Befana Postal Office, in cui i bambini possono scrivere e spedire le loro letterine alla simpatica vecchietta e una calda Befana Reception dove ascoltare storielle.

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