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Fabio Rizi, un nuovo libro su Benedetto Croce

Fabio Rizi, un nuovo libro su Benedetto Croce

TORONTO – È stato pubblicato per i tipi di University of Toronto Press il volume dello storico Fabio Rizi “Benedetto Croce e la nascita della repubblica Italiana 1943 -1952” che completa il volume pubblicato precedentemente “Croce ed il fascismo italiano”.

L’approfondita ricerca ed il rigore di analisi hanno reso Fabio Rizi uno tra i più autorevoli studiosi del filosofo abruzzese nel mondo anglosassone. Fabio Rizi, nato in Abruzzo a Corfinio (l’antica capitale della lega Italica che sfidò Roma), dopo gli studi al Liceo Ovidio di Sulmona che frequentammo nello stesso periodo, negli anni Cinquanta emigrò a Toronto dove fu impiegato nelle Biblioteche pubbliche nella sede di Dufferin St., a sud di St. Clair, con incarico di coordinare la collezione dei libri italiani per rispondere ai bisogni della crescente comunità italiana insediata nella zona.

Erano gli anni della emigrazione italiana di massa, e St Clair era il fulcro della Comunità “intellettuale” italiana specialmente agli inizi degli anni sessanta. Fabio Rizi e la biblioteca svolsero un’intensa attività culturale che dette a molti giovani italiani emigrati in Canada l’opportunità di coltivare la cultura italiana facilitando al tempo stesso il loro inserimento nella società canadese.

Fabio fu mentore di tanti giovani e punto di riferimento di chi si trovava nel guado tra l’Italia ed il Canada. L’impegno di promotore culturale non gli impedì però di completare il Ph.D presso l’Università di York, proprio su Benedetto Croce ed il fascismo. Benedetto Croce nacque a Pescasseroli (Aquila) nel 1866 e morì a Napoli nel 1952.

Ebbe un ruolo preminente e cruciale nel panorama intellettuale e politico italiano. Croce filosofo, storico, storiografo, acuto saggista e uomo politico viene analizzato minuziosamente in ogni dettaglio nella biografia di Fabio Rizi. Croce fu autore di 80 volumi e di scritti critici nell’arco di 40 anni per l’autorevole bimensile La Critica.

Scrisse anche I Taccuini di lavoro( 1901- 1949) in sei volumi, pubblicati nel 1987 e generosamente donati dalla figlia Ada all’Università di Toronto su sollecitazione di Fabio Rizi quando stava scrivendo il primo volume. Benedetto Croce fu convinto con riluttanza ad avere un ruolo politico: divenne senatore d’Italia, con carica a vita.

Erede dell’Italia liberale, fu custode degli ideali del Risorgimento Italiano. Inizialmente curioso dell’evolversi della situazione italiana con l’avvento del fascismo, dopo l’assassinio del leader socialista Giacomo Matteotti nel 1924, divenne un forte oppositore del regime e nel 1925 firmò il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti da lui stesso scritto.

Nel 1929 votò contro i Patti lateranensi che posero fine al contrasto tra Italia e Chiesa cattolica, causato in origine dalla presa di Roma nel 1870. Evitò il carcere soprattutto a causa della sua reputazione e del prestigio che godeva fuori d’Italia. Dopo il crollo del fascismo il 25 luglio 1943, l’Italia fu dilaniata dalla guerra civile.

Il Re ed il capo del Governo, il Maresciallo Badoglio, fuggirono al sud, inizialmente a Brindisi, territorio non occupato dai nazisti, e successivamente a Salerno, in seguito alla liberazione di Napoli, dove Badoglio ed il Re, nella condizione precaria di nemici e poi di co-belligeranti, dopo l’armistizio dell’8 settembre cercarono di dare una sembianza di amministrazione sotto il rigido controllo degli alleati, descritti da Fabio Rizi con dovizia di dettagli.

Tra il 1943 e 1945, come presidente del Partito liberale e come “grande saggio”, Benedetto Croce svolse un ruolo di eccezionale importanza. Ruolo che gli storici finora non hanno approfondito, e che lo scritto di Rizi contribuisce a colmare. A causa dei bombardamenti a Napoli, Croce si trasferì a Sorrento dove soggiornò anche quando era Ministro senza portafoglio del governo provvisorio.

Croce incontrava instancabilmente politici italiani e giornalisti alleati inglesi ed americani che lo avevano conosciuto nell’anteguerra, per convincere l’opinione pubblica mondiale che il fascismo era stato “una malattia morale” estranea al carattere ed alla cultura del popolo italiano.

Rifiutò decisamente di essere nominato Presidente del Consiglio e con spirito prammatico favorì un compromesso dettato dalla realtà della situazione. Allorché il capo dei comunisti Togliatti tornò in Italia dalla Russia, sebbene di idee politiche divergenti, Croce instaurò con lui un rapporto di reciproco rispetto per aiutare il superamento della grave crisi in cui versava l’Italia.

Come presidente del Partito liberale, Croce riconobbe che i cattolici, i comunisti ed i socialisti erano partiti di massa, mentre i liberali erano una élite priva di base. Fu eletto all’assemblea costituente (1946- 1948) e nel 1947 pronunciò con orgoglio e fierezza il suo ultimo discorso contro la ratifica del trattato di pace di Parigi, da lui ritenuto umiliante per l’Italia.

[Il libro di Fabio Fernando Rizi «Benedetto Croce and the Birth of the Italian Republic, 1943-1952» è pubblicato da University of Toronto Press (pagine 360, $ 75)]


PS Benedetto Croce and the birth of the Italian Republic può essere acquistato presso le librerie e presso le biblioteche pubbliche

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