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Almeno per un giorno: “Be my Valentine”

Almeno per un giorno: “Be my Valentine”

TORONTO – Un giorno speciale, il 14 febbraio, certamente per chi è sentimentalmente coinvolto.

Il calendario della Chiesa Cattolica ricorda San Valentino di Terni, vescovo e martire dei primi secoli cristiani.

Secondo la storia, Valentino Vescovo fu fatto decapitare dal prefetto romano Placido Furio, intorno al 346-347 d.C., durante le persecuzioni dell’imperatore Aurelio, mentre altre notizie riportano che il suo martirio risale proprio al 14 febbraio del 273 d.C., dopo aver celebrato un matrimonio tra una donna cristiana e un legionario sabino.

L’associazione della festa liturgica a quella più popolare che vuole celebrare l’amore, è legata a diverse leggende, una delle quali vede il santo donare ad una fanciulla povera, una certa somma di denaro, che avrebbe composto la dote necessaria per il matrimonio. La giovane senza quel dono non avrebbe potuto sposarsi e sarebbe stata costretta alla perdizione.

Un’altra diceria popolare vuole che San Valentino amasse donare dei fiori ai ragazzi e ragazze che passavano dal suo giardino, pare che poi le coppie giovani presero l’abitudine di andare a trovarlo proprio per ricevere quell’omaggio in segno di buon augurio per la loro unione.

Ancora oggi, molte coppie di innamorati, si recano presso la cattedrale di Terni, per promettersi amore eterno davanti le spoglie del santo protettore. Nella città dell’Umbria si svolge ogni anno infatti la festa della Promessa, che viene celebrata la domenica precedente la festa del 14 febbraio. Sono invitate alla celebrazione tutte le coppie di fidanzati che si sposeranno entro l’anno corrente, sia italiane sia provenienti dall’estero.

In questa occasione viene svolta una particolare celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Terni con la presenza del sindaco. Alla cerimonia i fidanzati si scambiano la Promessa di matrimonio davanti l’urna di San Valentino, il vescovo in carica, per intercessione del Santo Patrono di Terni, primo vescovo della città, benedice tutte le coppie pervenute nell’occasione, augura a loro una florida e serena futura vita familiare e in conclusione viene consegnata a tutte le coppie una pergamena nominativa scritta a mano e un bouquet di fiori alle future spose.

Il desiderio di celebrare un sentimento forte come l’amore è diffuso in tutto il mondo, in Nordamerica per esempio i festeggiamenti coinvolgono tutta la famiglia, perché San Valentino è la festa di “chi si vuole bene” e non solo dei fidanzati. Molto coinvolti sono i bambini, che preparano graziosi bigliettini e dolcetti che scambiano con genitori, compagni di classe e maestre.

Anche in Inghilterra ci si scambia cioccolatini e fiori, ma sono celeberrimi dei bigliettini romantici indirizzati alla persona amata, chiamati “Valentine”. L’usanza vuole che il mittente resti anonimo, per rendere il messaggio ancora più dolce. Una tradizione che risale al XV secolo quando Carlo D’Orleans, prigioniero nella torre di Londra, inviava missive alla sua amata moglie chiamandola “ma très doulce Valentinèe”, ancora oggi conservate nella British Library di Londra, pare sia stata la prima alla quale l’amato si sia rivolto con l’appellativo di “Valentina”.

E se in Francia le tradizioni non differiscono troppo da quelle italiane, con passeggiata romantica vicino la Tour Eiffel o lungo la Senna a parte, in Spagna è tradizione che sia l’uomo a regalare un mazzo di rose rosse all’innamorata.

Meno “impegnativi” i costumi di Finlandia ed Estonia: per loro il 14 febbraio è il “giorno degli amici”, che si festeggia in compagnia, piuttosto che con una cena a lume di candela.

In Giappone al contrario le protagoniste sono le donne, che devono regalare cioccolatini, fatti a mano o acquistati, ai loro compagni, ma anche amici, colleghi di lavoro o compagni di scuola in segno di amicizia. Un mese dopo, il 14 marzo il “White Day”, gli uomini dovranno però ricambiare il gesto, con dei cioccolatini rigorosamente bianchi!

Meno gioiosa, ma alquanto singolare, la tradizione della Corea del Sud, identica a quella giapponese, se non fosse che il 14 aprile, il “Black day”, chi non ha ricevuto nulle né il 14 febbraio né il 14 marzo, si debba recare in un ristorante dove mangerà spaghetti al nero di seppia e si dovrà lamentare delle sue sventure e della propria solitudine: “Povero me”!

In Cina invece è l’uomo a portare doni, fiori e cioccolati alle donne, ma esiste una tradizione più antica “La notte dei sette” che si festeggia in agosto dove le donne mostrano le loro abilità domestiche per trovare marito; mentre in Thailandia ci si riunisce a festeggiare la festa degli innamorati solo ed esclusivamente quando si è presa la decisione di sposarsi.

In alcuni paesi San Valentino è legato alla speranza di trovare marito: in Brasile l’amore si festeggia il 12 giugno, in onore anche di Sant’Antonio, protettore dei matrimoni. La tradizione vuole che le donne nubili portino con sé per tutto il giorno la statuetta del santo, affinché faccia da “calamita” del futuro consorte.

Comunque e con chi si festeggi, ci pensa il poeta Kahil Gibran in questi suoi versi, a sintetizzare ciò che il sentimento può provocare: “Se guardi in cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo, ma è solo amore.”

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