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A Rocca Pia il Premio di Poesia dedicato a Vincenzo De Meis

A Rocca Pia il Premio di Poesia dedicato a Vincenzo De Meis

ROCCA PIA – Nel mezzo della implacabile calura di questo rovente agosto, ha avuto luogo a Rocca Pia la sesta edizione del premio di poesia Vincenzo De Meis, auspice l’amministrazione comunale del piccolo incantevole antico borgo che sorge al crocevia del Parco della Maiella e del Parco Nazionale d’Abruzzo.

L’evento si inserisce nelle numerose manifestazioni estive in tutti i paesi condite di sagre in gran parte legate alle tradizioni culinarie più peregrine come la sagra dell’aglio, della rana, dei ceci, della zampanella, la sagra della pecora (denominata pecora al cotturo) a Rocca Pia e chi ne ha più ne metta.

Il tutto all’insegna di fragorosi complessi musicali, delizia dei giovani, ma sgradite assordanti esibizioni sonore che provano la resistenza auricolare delle generazioni più avanti negli anni.

Un premio di poesia rappresenta una pausa di serenità donata a chi vuole rinfrancare lo spirito.

E questo è il secondo aspetto interessante perché il premio ha attirato 19 candidati, poeti sia in italiano che in dialetto ed ha richiamato un folto numero di pubblico che ha salutato le esibizioni di tutti i candidati con calorosa approvazione, indipendentemente dalla classificazione loro assegnata dalla giuria che in verità ha avuto un compito impervio data da qualità dei lavori dei concorrenti.

Per la cronaca, i vincitori per il primo premio sono risultati: Patrizia Starinieri per la sezione di poesia in italiano e Rosanna Garibaldi per la poesia in dialetto. Meritevoli, a nostro modesto avviso, anche i vincitori del secondo e terzo premio nonché gli altri partecipanti che hanno ricevuto una menzione speciale.

Particolarmente toccante la poesia fuori concorso di Giuliana Di Bartolomeo “Estate” che ha ricevuto una menzione speciale ed un affettuoso applauso del pubblico, a testimonianza della stima che gode.

Il premio è dedicato a Vincenzo De Meis (1883- 1975) i cui meriti di educatore furono riconosciuti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che nel 1961 gli concesse il Premio della cultura.

Ma Vincenzo De Meis fu soprattutto un prolifico poeta, autore di una imponente mole di scritti principalmente in dialetto di Rocca Pia ma anche in lingua italiana ed in latino.

Molti scritti restano ancora inediti e sono stati donati dalla famiglia De Meis all’Università di Bologna dopo tentativi senza successo di destinarli a Rocca Pia dove avrebbe facilitato lo studio e la ricerca delle sue opere al fine di renderne possibile la pubblicazione. Vincenzo De Meis fu ingiustamente ignorato nel dopoguerra per ragioni ideologiche, indipendentemente dal valore poetico delle sue opere.

La solerte ricercatrice Daniela Dalimonte riscoprì Vincenzo De Meis con una paziente opera di ricerca della sue opere che sfocio’ nella stampa della traduzione in dialetto di Rocca Pia della favola pastorale di Torquato Tasso Aminta e successivamente della Divina Commedia di Dante Alighieri in cento sonetti.

Eventualmente il ”risorgere” del poeta la indusse a promuovere l’istituzione del premio di poesia che, si auspica, sarà un veicolo per ridare slancio al dialetto che oggi va svanendo nell’appiattamento della lingua soprattutto per il prevalere del dominio televisivo con modelli linguistici esanimi e talvolta indecifrabili.

La nostra generazione, nata nel dialetto riconosce che il dialetto e’ non solo un modo di parlare ma rappresenta un fatto di cultura, un modo ed uno stile di vivere, di comprendere la natura, di comunicare con chi ci circonda e di capire gli eventi e le vicende della vita.

I dialetti avevano resistito fino per lungo tempo fino all’avvento livellatore della televisione anche perché favorito dall’isolamento e la difficoltà di comunicare tra popoli distanti che parlavano dialetti diversi.

Il primo “ attentato” allo spodestamento dei dialetti avvenne col sopravento della lingua italiana nel 1500,quando Piero Bembo con le sue “Prose della volgare lingua “ riconobbe nel fiorentino il modello di lingua da usare unitariamente in tutta l’Italia che fu adottato dai letterati italiani.

Ma i dialetti restarono la lingua del popolo ed i poeti dialettali fecero il verso ai poeti italiani come Ariosto e Torquato Tasso, parodiando le loro opere popolate da eroi fantastici e da miti remoti dagli avvenimenti quotidiani della vita del popolo.

Vincenzo De Mei nella Divina Commedia in dialetto abruzzese segue l’antico modello e rifa il verso, per cosi dire, al Divino poeta che rispetta ed ammira ma della cui opera o.re una versione scherzosa, informale e schietta chiedendo venia al poeta per la “ sua musa giocosa”.

Al Premio si sono notati anche giovani. Saranno solo curiosi o auspicio della seconda resistenza del ”Dialetto”?

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