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Un altro frammento di Storia ancora sconosciuta

Un altro frammento di Storia ancora sconosciuta

Un altro frammento di Storia ancora sconosciuta

di Sebastiano Bazzichetto

TORONTO – Questa sera, alle 18.30, l’Istituto Italiano di Cultura offre un’occasione unica per vedere “A Pause in the Holocaust” (“1943, Le temps d’un répit”), documentario del regista André Waksman (Francia, 2009, 52 minuti – in francese e italiano con sottotitoli in inglese).

Anche attraverso la narrazione di testimonianze dirette, il film racconta la storia degli Ebrei che nell’estate del 1943, mentre i ghetti dell’intera Europa venivano dati alle fiamme, si ritrovarono a Saint Martin Vésubie nelle Alpi Marittime. Si trattava di una comunità di giovani, famiglie ed anziani in fuga per anni dal Nazismo che in quel villaggio provarono a dimenticare la guerra grazie alla protezione delle forze di occupazione italiane.

1200 ebrei di tutte le nazionalità conobbero così un’inimmaginabile ed insperata pausa di pace per il “frammento” di un’estate. Di lì a breve infatti, l’8 settembre, tutto disparve: con l’armistizio i soldati italiani ripassarono la frontiera portandosi dietro centinaia di Ebrei di Saint Martin per sottrarli ai Tedeschi che nel frattempo invadevano le Alpi Marittime e l’Italia Settentrionale.

I profughi scesero con enormi difficoltà a Valdieri dal Colle Ciriegia e dal Colle delle Finestre e raggiunsero Borgo San Dalmazzo. Quasi cinquecento Ebrei furono arrestati a Borgo e deportati ad Auschwitz, gli altri si salvarono grazie ai montanari, ai partigiani ed al clero locale che rischiarono la vita per aiutarli.

Ancora bambino, testimone di questo tragico evento è stato il regista stesso che ha dovuto affrontare la fuga tra le montagne con i suoi familiari.

La proiezione sarà seguita dalla presentazione del libro “Mussolini’s Army in the French Riviera” di Emanuele Sica, docente di Storia presso il Royal Military College of Canada.

Il saggio esamina la relazione contemporaneamente conflittuale e simbiotica tra la popolazione francese e i soldati italiani fra il 1940 ed il ’43 durante l’occupazione relativamente mite da parte dei secondi della Costa Azzurra e delle regioni alpine limitrofe.

Il volume getta luce sulle dinamiche sociali e politiche – non sempre pacifiche – che portarono alla creazione del mito della “brava gente” italiana, di un occupante quasi gradito e di molto altro.

L’evento, nel suo insieme, rappresenta un momento importante per tornare a considerare alcuni episodi del periodo bellico meno conosciuti che rappresentano sprazzi felici di estrema umanità tra (apparenti) nemici, persecutori e perseguitati, vincitori e vinti, in una riflessione più ampia sul senso della vita nella cornice della brutalità del conflitto mondiale. 

(Per maggiori info: www.iictoronto.esteri.it)

(Martedì 27 settembre 2016)

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