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Mortensen e Dillon alla Festa del Cinema di Roma

Mortensen e Dillon alla Festa del Cinema di Roma

Mortensen e Dillon alla Festa del Cinema di Roma

di Mariangiola Castrovilli

ROMA – Ormai i giorni, come in tutti i festival superata l’inaugurazione, cominciano a correre velocissimi in un coloratissimo caleidoscopio di attori, registi e, soprattutto film che alla fine di ogni giornata però ti lasciano sempre il rimpianto di non averli visti tutti, intervistato tutti i personaggi e, soprattutto, aver tralasciato le mostre e di essere andati solo di sfuggita a via Condotti per la proiezione di Vacanze Romane nell’incantevole scenario di Trinità dei Monti per celebrare il centenario della nascita di Gregory Peck insieme ai suoi figli, Cecilia Peck Voli ed Antony Peck.

Oggi parliamo di tre splendidi attori americani, Viggo Mortensen, Ben Affleck, e Matt Dillon, i primi due impegnati con i rispettivi film, Captain Fantastic per il cittadino del mondo Viggo Mortensen, nato a Manhattan ma cresciuto tra Argentina e Danimarca prima di ritornare negli States, The Accountant di Gavin O’Connor per Affleck, e Matt Dillon, che qui alla Festa del Cinema di Roma è invece in veste di presidente della giuria per la sezione parallela della Festa, “Alice nella città”, con la produttrice Camilla Nesbitt, l’attrice Anna Foglietta, i registi Gabriele Mainetti e Claudio Giovannesi e gli sceneggiatori Giordano Meacci e Francesca Serafini.

Iniziamo con Captain Fantastic, il film che Matt Ross, alla sua seconda regia dopo un passato da attore e che qui firma anche la scoppiettante sceneggiatura, vi incanterà con il suo ritmo serrato, capace di alternare, senza soluzione di continuità, momenti di divertimento e di allegra spensieratezza ad altri di commozione profonda perché veri ed universali sono i sentimenti così ben descritti. Mortensen, in questo suo ultimo lavoro, Captain Fantastic di Matt Ross, è Ben, un padre che vive isolato con i suoi sei figli nelle foreste del Nord America.

Un’inaspettata tragedia però, li costringerà ad affrontare il mondo esterno ed un sistema di valori che non sono i loro. Con lui un cast perfettamente in parte da Frank Langella, a Missi Pyle, Erin Moriarty, George MacKay, Ann Dowd, Samantha Isler, Annalise Basso, Kathryn Hahn e Steve Zahn, tutti veramente notevoli nel raccontarci, con leggerezza, un gruppo familiare discontinuo, infatti i sei figli di Ben ci offrono uno spaccato familiare in cui ognuno porta sullo schermo il proprio modo di essere diversi in questa bellissima parabola dell’amore filiale.

Essere genitori, tema universale e… delicato, non è vero Mortensen? «Sono d’accordo, ma confesso di essere sempre stato sedotto da tutti i temi che riguardano l’essere genitori. Ben, il mio personaggio, ha da tempo messo da parte il mondo esterno e qualsiasi velleità personale per dedicarsi interamente ad essere il miglior padre possibile. Come agisce è pazzia pura o qualcosa di bellissimo?».

Viggo, come sceglie i suoi personaggi, visto che non ne sbaglia mai uno? «Non ho una filosofia in base a cui scelgo i miei lavori. Il budget poi non ha mai avuto per me un’importanza rilevante, come non ce l’ha il regista, il genere o lo star system. Mi interessa invece far parte di storie che io personalmente vorrei andare a vedere al cinema. Mi piace, soprattutto, l’onestà».

«Ed è per questo che mi sento molto vicino al mio personaggio di Mr. Fantastic, al suo ruolo di padre, il suo modello famigliare basato sul dialogo e sull’onestà».

Passando a Ben Affleck, lui è qui alla Festa del Cinema di Roma con The Accountant, l’adrenalinico film di Gavin O’Connor, nei panni di Christian Wolff, un genio della matematica affetto da autismo che si trova più a suo agio con i numeri piuttosto che con le persone. Lavorando sotto copertura come contabile, in realtà Christian collabora con le organizzazioni criminali più pericolose del pianeta.

Quando la Sezione Crimini del Dipartimento del Tesoro diretta da Ray King (il premio Oscar J.K. Simmons), inizia ad avere sospetti su di lui, Christian assume un nuovo incarico stavolta pulito da una società di robotica, perché una delle sue impiegate (Anna Kendrick) ha scoperto delle discrepanze non indifferenti sui conti. Ma, controllandoli però, Christian si accorge che andando avanti, le vittime cominciano a moltiplicarsi…

Bravissimo Ben Affleck che ha ammesso «la storia descrive la dualità insita in ognuno di noi. È facile catalogare superficialmente un tipo come Chris, ma se non si dà troppo credito alle apparenze, si scoprirà invece che è capace di cose inimmaginabili. Da un lato è un uomo esperto di armi, con un’educazione militare e, dall’altro, è un genio della matematica. Quest’uomo dalla doppia personalità – che possiede due qualità apparentemente in contrasto – è un ruolo che non ho mai impersonato fino ad ora, per cui l’ho trovato affascinante e difficile allo stesso tempo».

Matt Dillon, invece, è qui alla Festa del Cinema di Roma non con un film ma per presiedere la giuria del Premio Camera d’Oro Taodue nella sezione parallela di “Alice”. Dillon, come sta vivendo quest’esperienza da presidente?

«Non sono mai stato presidente di niente. Quando mi hanno proposto di presiedere la giuria confesso che ho accettato perché avrei dovuto vedere solo otto film, diventati poi dodici. Qualche mese fa ero in Brasile per un Festival ma l’ultima cosa che avrei voluto, mi creda, era rimanere chiuso in una sala cinematografica. E lo stesso succede per Roma, una città che amo molto. Però sto imparando moltissimo da questa esperienza. Faccio solo fatica a pensare in termini di concorso. Non è facile infatti attribuire un premio di questo genere. Intanto bisogna fare una scelta dando una chance a qualcuno piuttosto che a un altro. So bene quanto sia difficile realizzare un film visto che oltre che attore, sono anche un regista».

Ecco Dillon, da regista cos’è che attira la sua attenzione nei lavori degli altri? «Ci sono autori il cui talento è subito sotto gli occhi di tutti, altri invece che si fanno a poco a poco. L’unica cosa che chiedo ad un regista è… rischiare».

Secondo lei i premi, sono meri trofei o possono aiutare il cinema? «Direi che essere in competizione è già una vetrina. Se vinci, invece, è un grande aiuto a farsi finanziare il futuro».

(Giovedì 20 ottobre 2016)

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