CorrCan Media Group

José Celestino Campusano, una voce fuori dal coro

José Celestino Campusano, una voce fuori dal coro

José Celestino Campusano, una voce fuori dal coro

di Mariangiola Castrovilli

MAR DEL PLATA – Alto, capelli lunghi sulle spalle grandi, occhi che ti fanno la radiografia in un nano secondo. José Celestino Campusano è un regista molto amato in tutta l’America Latina che ha girato in lungo e in largo, perché è una voce fuori dal coro. Lui ama davvero la gente, quella che è più bisognosa di aiuto. Ed è sempre vicino alle comunità dei diseredati, quelle in cui gli esseri umani vivono nelle peggiori condizioni, dimenticati da tutti. Ed è in questo humus che tira fuori le sue seguitissime storie cinematografiche, facendo lavorare attori non professionisti, ovviamente presi proprio in loco, che si rivelano poi più bravi e convincenti di quelli che escono da scuole ed università specializzate, vincendo poi i premi più importanti.

Perché, anche se è vero – come diceva in questi giorni a Mar del Plata nella sua lezione magistrale il critico internazionale Jonathan Rosenbaum – che esiste una cattiva educazione cinematografica – certi temi che toccano sentimenti scoperti del cuore umano sono sempre riconosciuti da tutti quelli che non pensano solo in termini utilitaristici, di convenienza personale, ragioni economiche e di tempo. Il suo decimo lavoro che abbiamo visto qui alla trentunesima edizione di Mar del Plata, nella sezione Latinoamerica, è Il sacrificio di Nehuén Puyelli, molto applaudito in sala. Come sapete il lavoro di Campusano nasce nelle comunità che frequenta, infatti iniziò anni fa con storie della provincia di Buenos Aires, poi ci raccontò il mondo dei motociclisti, passando per altre subculture e, adesso, incontra, nella comunità Mapuche, alla fine del suo viaggio verso il sud – di cui parla entusiasticamente – storie che lo hanno entusiasmato e che ha trasferito sullo schermo.

Interessante quella di un guaritore Mapuchi, accusato di aver avvelenato una donna anziana, in attesa di giudizio in un carcere di minima sicurezza di Esquel nel Rio Negro. El sacrificio de Nehuén Puyelli è stato interamente girato a Bariloche nel carcere di Lomas de Zamora, Unidad 40, provincia di Buenos Aires. In questo carcere è rinchiuso Ramon Arce, a cui manca solo un anno per uscire, e l’ultima cosa che vuole è creare problemi. Problemi però che sono dietro l’angolo quando il figlio minore di una famiglia benestante e acerrimo nemico di Nehuén, viene rinchiuso nella stessa casa di pena. All’interno di questa gabbia per esseri umani, esiste una micro società con le sue regole ben precise, che cozzano però contro la sua maniera di essere.

Anche fuori del carcere però, la violenza è al massimo e gli eccessi della classe dominante saranno un altro elemento importante che Campusano sottolinea con una perfetta analisi del potere. Inutile dire che il regista sa come riuscire a rendere tutta la bellezza di uno splendido paesaggio come quello patagonico che mette al servizio della storia di questo collettivo sociale, di cui molti membri sono diventati attori non professionisti e, come dicevamo prima, più bravi e convincenti di quelli usciti da un’accademia.

Per realizzare queste storie – ci ha confessato il regista – bisogna saper ascoltare dalla viva voce di chi le ha vissute in ognuna di queste comunità, in cui José gira, ormai, incessantemente. E gli occhi gli brillano quando ce lo racconta, perché si vede il suo sincero interesse per questi esseri umani – con cui, nel periodo d’incubazione della storia e quando inizia a girare, condivide tutto, mangiando e dormendo con loro, presente in tutte le loro manifestazioni – e non interessato solo e principalmente alla storia che ne verrà fuori.

“A questo serve il cinema, non a raccontare storie leccate, ma a far vedere qual è la vita reale, quella di fatica, di sacrificio, e soprattutto di drammi che si svolgono quotidianamente in queste collettività alla fine del mondo. E noi che abbiamo i mezzi per farlo, queste storie dobbiamo raccontarle, per me è un dovere che sento profondamente sin dagli inizi della mia carriera. Dal mio ultimo viaggio in Patagonia, cinque anni fa, ho portato tre storie, una di queste è Il sacrificio di Nehuén Puyelli, un’altra è El Azote (Il flagello), che abbiamo appena terminato di girare, ed una terza che diventò pubblica. E noi, come sapete, non filmiamo storie già mediatizzate”.

(Giovedì 1 dicembre 2016)

Scarica “José Celestino Campusano, una voce fuori dal coro”

More in Corrispondenti Estero