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Jonathan Rosenbaum e la critica corrotta

Jonathan Rosenbaum e la critica corrotta

Jonathan Rosenbaum e la critica corrotta

di Mariangiola Castrovilli

MAR DEL PLATA – Di Jonathan Rosenbaum, il famoso regista della Nouvelle Vague Jean-Luc Godard scrisse “penso che ci siano oggi ottimi critici negli States, James Agee ed il suo successore Jonathan Rosenbaum. Lui è uno dei migliori. Noi non abbiamo scrittori come lui in Francia, perché lui è un po’ un André Bazin”. Critico per il prestigioso Cahiers du Cinéma, assistente di Jacques Tati, titolare di numerosi premi tra cui quello della Guggenheim Fellowship e quello della Società Nazionale dei Critici, Rosenbaum è qui al Festival di Mar del Plata come giurato della selezione internazionale ed ha tenuto una delle Charla con Maestros, stupendo la sala con un’affermazione da molti condivisa, ma mai apertamente, come «la critica è corrotta, i critici cinematografici devono sapere che il loro pensiero è soggettivo. L’oggettività serve per capire la soggettività di chi scrive».

Detto questo il relatore ha aperto il dialogo con il pubblico preferendo uno scambio di opinioni dicendo «mi interessa conoscere le vostre opinioni, per cui chiedetemi quello che volete sapere e non fatevi scrupolo di interrompermi. Con internet e le nuove tecnologie, ci stiamo ascoltando a vicenda».

Raccontandoci un aneddoto dopo l’altro Rosenbaum ha sottolineato la decadenza della cultura.

«Hollywood ed i media nord americani, limitano l’accesso ai film stranieri secondo i loro interessi. E questo, ovviamente, le nuoce moltissimo. Il fatto che Donald Trump abbia vinto la dice lunga appunto sul livello di questa maleducazione culturale e soprattutto su quello di chi lo ha votato».

Cittadino del mondo, Rosenbaum ha descritto, da Parigi a Londra a Chicago, «gli importanti cambi avvenuti nel modo di vedere e soprattutto di scrivere di cinema. Prima il cinema era considerato un evento sociale. Adesso lo è ancora, anche se ora chiunque, dopo aver visto un film, può immortalare la sua critica online e leggere quella degli altri da chissà quale altro paese. Diciamocelo pure, così la critica è piuttosto lontana dall’oggettività. Oggi, con i nuovi media si possono avere milioni non solo di lettori ma di followers in un istante».

Ma possiamo dare tutta la colpa ad internet? «Internet non ha una sua storia, ma grandi sono stati i cambiamenti al suo apparire. Uno di questi appunto è stato quello di modificare la forma e la sostanza della critica. Come ha avuto un cambio anche la maniera di porci davanti allo spettacolo cinematografico. Oggi, infatti c’è chi vede i film su YouTube, e sul cellulare. Jim Jarmush ha firmato, recentemente, Paterson, ed il suo protagonista non ha cellulare. Anche Jim, nella sua vita, non ha né cellulare né internet».

«Per parlare con lui bisogna passare attraverso il suo assistente. Jim usa solo il fax. Oggi anche quella che comunemente chiamiamo educazione è piuttosto deficitaria. Interrompiamo, all’improvviso, conversazioni importanti per vedere chi ci ha inviato l’ultimo WA. Ormai questa nostra maleducata appendice è sempre accesa, e mentre stiamo visionando un film si scrive con il cellulare. E questo, inutile negarlo, ha avuto un grosso impatto sulla cultura in generale».

(Mercoledì 30 novembre 2016)

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