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“Io, giornalista italiano di provincia ai tempi del Coronavirus”

“Io, giornalista italiano di provincia ai tempi del Coronavirus”

“Io, giornalista italiano di provincia ai tempi del Coronavirus”

MASSA (Massa Carrara) – Ormai è un bollettino di guerra. Ogni giorno, in redazione, aspettiamo con angoscia il resoconto dell’Asl, l’Azienda sanitaria locale, per conoscere il numero di morti e nuovi contagiati nella nostra provincia. E quel numero sale, ogni volta.

Marzo 2020, Massa Carrara. Una piccola provincia della Toscana, che molti all’estero nemmeno conoscono perché non è “famosa” come Pisa, Siena o Firenze, detiene un triste primato: quello dei casi di Covid-19. In proporzione agli abitanti, siamo i “campioni di Coronavirus” della regione perché la nostra è una terra di confine, incastrata fra la Liguria e l’Emilia Romagna, a due passi dalla Lombardia: molti di noi lavorano (o, meglio, lavoravano) in quelle regioni e molti di loro (soprattutto gli emiliani e i  lombardi) hanno qui le seconde case estive perché la nostra costa è il loro sbocco al mare e qui si sono rifugiati quando è scoppiata l’epidemia nel Nord Italia.

Già, il mare… proprio ieri, il sindaco di Massa, Francesco Persiani, ha inibito anche gli accessi alle spiagge, dove i massesi fino a ieri andavano a fare due passi, visto che pochi giorni fa erano stati chiusi i parchi, dopo le scuole, i cinema, bar e ristoranti, circoli ricreativi e tutte le attività commerciali tranne quelle che vendono prodotti di prima necessità.

In città, ormai, sono aperti soltanto i supermercati, le farmacie, i tabacchini, le edicole e la redazione. E noi del giornale lavoriamo in un’atmosfera surreale.

La città è deserta perché adesso è vietato anche solo passeggiare “senza un motivo” e l’unica cosa che possiamo fare è raccontare questo “nulla” e tutti i modi in cui la gente, costretta a casa, cerca di riempirlo. Non ci sono più la cronaca giudiziaria, le inchieste da fare, gli eventi da seguire, neppure la politica e persino sulla “nera” il virus ha l’esclusiva: prima, quando sentivamo passare un’ambulanza, in redazione dicevamo “sentiamo un po’, ci sarà stato un incidente, o un infortunio sul lavoro” …adesso ci guardiamo e, senza dire niente, pensiamo tutti “eccone un altro”.

È la cronaca ai tempi del Coronavirus. I giornali cittadini sono diventati una specie di Covid-diaries: tutto ruota attorno a “lui” e noi lo “raccontiamo” attraverso le storie delle persone. Chi ha perso il lavoro, perché i negozi e le aziende hanno dovuto chiudere e lasciare a casa i dipendenti, a tempo indeterminato. Chi lavora ormai H24 come i medici e gli infermieri che combattono una battaglia impari in ospedali di provincia che negli ultimi anni hanno subìto tagli dopo tagli, o come le forze dell’ordine, oppure i volontari delle ambulanze. Chi deve re-inventarsi una vita fra le mura domestiche, tra figli costretti a fare lezioni on line e genitori che temono di portare in casa il virus dopo essere andati a fare la spesa (praticamente l’unico motivo per il quale si può uscire di casa)… e tutte queste storie le raccogliamo solo per telefono, non potendo incontrare praticamente più nessuno.

Non serve più neanche uscire dalla redazione, per andare “a caccia di notizie”, come si dice in gergo. Non ha senso, perché fuori non c’è nessuno e la notizia è una soltanto: Covid-19. Lo è da giorni, ormai, e lo sarà ancora a lungo: e noi siamo “sul pezzo” e lavoriamo ogni giorno perché la gente ha bisogno del giornale di carta, nonostante la tempesta di notizie che arriva dal web. Ne ha bisogno perché il gesto di andare all’edicola, comprare il giornale e portarlo a casa per poterlo leggere con calma (adesso c’è tutto il tempo per farlo!) è tornato ad essere un momento importante nella vita di tutti i giorni di ognuno di noi. Il quotidiano è tornato nel… quotidiano, diventando in qualche modo un genere di prima necessità. Non a caso le edicole sono ancora aperte. Eroicamente.

Consapevoli di questo, andiamo avanti con convinzione e senza esitazione. Con la speranza che arrivi presto il giorno in cui scriveremo: “Sconfitto il Coronavirus, l’epidemia è finita”

Marzio Pelù è un giornalista italiano e lavora per La Nazione, Qn e collabora con il Corriere Canadese

Nella foto di Paola Nizza, un’immagine del Pontile di Marina di Massa, che di solito la domenica è mèta di migliaia di persone, chiuso al pubblico e deserto