CorrCan Media Group

IL LIBRO – Federico Allodi: a tavola tra sapori e ricordi

IL LIBRO – Federico Allodi: a tavola tra sapori e ricordi

TORONTO – Federico Allodi: le ricette non solo per nutrirsi, ma  per vivere meglio. 
La gola è il quinto tra i sette vizi capitali cioè quei vizi  dai quali, come diceva San Tommaso d’Aquino, nascono altri vizi.
 
Nella storia ha avuto una brutta nomea tra i cristiani, cattolici e non, soprattutto da santi di grosso calibro. San Francesco di Sales sosteneva che si mangia per vivere e non si vive per mangiare, perchè le tentazioni di gola stimolano le tentazioni impure.
 
Una tesi corroborata  da Sant’Alfonso  che, come rimedio imponeva il digiuno. San Girolamo, un altro pezzo da novanta, concordava che  l’intemperanza nei cibi minaccia la castità che in latino suona: “ventris saturitas,seminarium libidinis”. E naturalmente  tutto con probabilità prendeva spunto dal detto evangelico che: “non solo di pane vive l'uomo”.
 
Eppure, nonostante quanto affermato,  la gola  è viva e vegeta e  ha prosperato gagliardamente nei secoli. Anzi oggi siamo al punto che quotidianamente veniamo aggrediti da incessanti programmi Tv di  esperti di ogni risma che ci propinano un profluvio di ricette culinarie per tutti i gusti, per ogni palato, per ogni età. Senza tregua, inesorabilmente.
 
Con trepidazione e con affettuoso misto di apprensione ed attesa  abbiamo aperto il volume  modestamente intitolato “Ricette e Ricordi per immigrati, rifugiati e viandanti” (“A cookbook and memories for immigrants, refugees and travelers”) scritto dal dottor Federico Allodi, amico di una vita. Una collezione, come egli dice, da amici, familiari e raccolte nei viaggi in terre straniere. In tutto 412 ricette, 50 memorie da esse suggerite e 30 fotografie.
 
Del dottor Federico sappiamo tutto,  spagnolo di madre, italiano di padre. É psichiatra. Ha praticato medicina dapprima in Inghilterra dove si era recato nel 1957 dalla  Spagna,  per sfuggire alla dittatura franchista (rifugiato) per poi emigrare in Canada agli inizi degli anni ‘60 (immigrato) dove per mezzo secolo ha praticato psichiatria con   gli immigrati italiani, spagnoli, portoghesi, sudamericani, lo zoccolo duro della sua pratica. 
 
All’Università di Toronto ha fondato la facoltà di Transcultural Psychiatry. Da sempre attivista sociale, impegnato nei punti caldi del mondo, umanista  e poeta. Ma cosa c’entrano le ricette di cucina? Da lui semmai ci aspetteremmo una ricetta per una prescrizione medica.
 
Aprendo il volume  si capisce subito che non si tratta del ricettario della “sora Maria” o del “signor Joe” o della “Scienza in cucina e l’arte di mangiare” del celeberrimo   Pellegrino Artusi .
 
Federico risente piuttosto dell’influenza del filosofo greco Epicuro e della famosa scuola medica salernitana, immortalata nel XIII secolo da Arnaldo Villanova in 364 versi che spiegano la natura, gli stati d'animo, le stagioni e l’importanza della dieta mediterranea come alimentazione salutare e sana, premessa di longevità.
 
Le ricette di Federico raccontano le sue vicissitudini, i viaggi, le esperienze di lavoro in Africa, nel Medio ed Estremo Oriente ed l’interesse per i cibi dei paesi visitati, un interesse ereditato dal padre  ingegnere, emigrato in Spagna da Zara, allora parte dell’Italia.
 
Per Federico il cibo è nutrimento  importante di cui elabora la base scientifica attraverso le formule  dello scienziato tedesco  Hans Krebs.
Come un buon medico di famiglia dei tempi andati Federico, nelle note, si dilunga sulla salute, sui fattori sociali e psicologici che rendono un pasto piacevole, le secrezioni intestinali, l’ingestione di cibo che genera calma e rilassamento dei muscoli, nonchè la relazione tra memoria, piacere, emozioni e un buon pasto.
 
Gli aneddoti  personali  e le annotazioni alle 412 ricette  illustrano i luoghi di provenienza ed i personaggi da cui esse hanno origine. Ci portano in un mondo ricco di  umanità e non solo di cibi diversi. 
 
Come tra gli immigrati italiani poveri, suoi pazienti che, prima del medicare, lo compensavano come potevano, con un paio di calzini, una camicia,persino una gallina viva, ma sopratutto con vino fatto con uva della California, imbevibile, ma accettato con affetto.
 
“Ricette e Ricordi per immigrati, rifugiati e viandanti” del dottor Federico, esperto chef, insegna come si mangia nel mondo, ma sopratutto illustra la sapienza trasmessa da tradizioni secolari e come il cibo, intorno alla tavola può fornire  buon umore e serenità.
More in Corrispondenti Estero