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Il Francesco di Elio Germano, film sul Santo d’Assisi

Il Francesco di Elio Germano, film sul Santo d’Assisi

Il Francesco di Elio Germano, film sul Santo d’Assisi

di Francesca Facchi

TORONTO – Che San Francesco piaccia al cinema ce ne eravamo resi conto da tempo: nel breve arco di vita della settimana arte, registi tra loro assai diversi si sono cimentati nell’agiografia del Poverello d’Assisi, tra cui Rossellini, Zeffirelli e la Cavani, ciascuno raccontando un aspetto diverso della vita e della personalità del santo. Il sogno di Francesco (in lingua originale, L’Ami – François d’Assise et ses frères) si aggiunge a quest’elenco, confermando la fascinazione che tale figura – o meglio, alcune sue interpretazioni – continua a esercitare sulla modernità.

Il film dei registi Renaud Fely e Arnaud Louvet, produzione franco-italo-belga uscita nelle sale italiane in concomitanza con le celebrazioni francescane, si focalizza sul periodo immediatamente successivo al rifiuto della regola da parte di Innocenzo III e sulla travagliata stesura della versione che verrà poi accettata dalla gerarchia ecclesiastica. Per meglio mettere a fuoco tale momento storico, il punto di vista scelto non è quello del santo, bensì di Elia da Cortona, amico fraterno e discepolo che – descritto con libertà rispetto al vero storico – tentò di mediare con la Chiesa scontrandosi così con Francesco, non disposto a rinunciare agli ideali (nonché al suo sogno) espressi nella prima versione della regola.

Narrato da una voce fuori campo e diviso in capitoli dedicati ai primi frati dell’ordine, il film, definito dai registi “con Francesco piuttosto che su Francesco”, mette in luce i rapporti tra il fondatore e i suoi discepoli, la loro armonia con la natura, ma soprattutto il profondo e complesso legame tra Elia e il santo, vero fulcro della narrazione.

A vestire il – non facile – saio di quest’ultimo è il poliedrico Elio Germano, che si cimenta nuovamente in un ruolo in costume dopo l’ottima prova nel Giovane favoloso, il biopic su Leopardi di Mario Martone.

Questo Francesco, che parla con i passerotti, canta con i confratelli, prega con il popolo e con il popolo lavora i campi secondo la vulgata più nota, è sì un fervente mistico – interpretato con teatralità dall’attore romano -; tuttavia, l’aspetto che più colpisce lo spettatore è la straordinaria umanità della sua storia, che porta con sé una nota amara. Come è noto, Francesco dovrà infatti cedere, e scendere a compromessi con la Chiesa perché la sua regola venga accettata. Ci si accorge così che, in realtà, la pellicola di Fely e Louvet racconta la sconfitta di un sogno, di un ideale, proprio come spesso accade agli uomini di buona volontà.

(Martedì 25 ottobre 2016)

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