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Dal Papa all’America Latina, a tu per tu con Gianni Minà

Dal Papa all’America Latina, a tu per tu con Gianni Minà

Dal Papa all’America Latina, a tu per tu con Gianni Minà

di Francesca Facchi

TORONTO – Il nome di Gianni Minà è sinonimo di giornalismo caratterizzato da un’integrità esemplare, alla ricerca non solo dello scoop sensazionalistico, ma della verità. Da qui la necessità degli incontri – diventati, in certi casi, amicizie profonde – con i protagonisti di mezzo secolo di storia: dalle leggendarie sedici ore di intervista esclusiva a Fidel Castro del 1987 agli ospiti di “Blitz”, programma di inizio anni Ottanta da Minà inventato e diretto, tra cui Fellini, Muhammad Alì, Robert De Niro, Gabriel García Márquez. Da qui i documentari, girati con tanta passione e rigore da essere definiti da Dieter Kosslick “documenti”, nonché occasione contingente che ha portato in questi giorni Gianni Minà a Toronto.

Su invito dell’Icff e di Ambi Canada, il giornalista settantottenne, torinese di nascita e romano d’adozione, ha infatti presentato il suo ultimo lavoro in anteprima mondiale l’8 settembre al Cineplex Varsity, “Papa Francesco, Cuba e Fidel. La storica visita di un pontefice venuto dal Sud”. E proprio per parlare di questo documentario, essenzialmente una tesi per immagini sul riavvicinamento tra gli Stati Uniti e Cuba attraverso l’intermediazione di papa Bergoglio, incontriamo Minà.

Scopriamo così che il reportage è nato da una domanda – perché gli ultimi tre papi hanno deciso di venire in visita pastorale a Cuba, uno Stato piccolo e dove la Santeria pervade spesso i riti cristiani? – e da un intuito giornalistico e umano che riesce a leggere (e, per certi aspetti, prevedere) i protagonisti della storia. Se infatti è difficile scegliere tre personaggi più distanti di un presidente degli Stati Uniti, un papa e un leader rivoluzionario, Minà ha tuttavia colto in Barack Obama, papa Bergoglio e i fratelli Castro una simile attenzione verso i problemi di giustizia sociale e una determinata volontà di dialogo, in particolare sulla spinosa questione dell’embargo, che lo hanno portato a decidere di girare il reportage.

Dalle parole del giornalista emerge una sincera ammirazione verso il papa “venuto dal Sud”, che ha saputo denunciare la farisaica “guerra per la pace” affermando recisamente, allo scoppiare del conflitto in Siria, che “guerra chiama guerra, violenza chiama violenza”. (E, si noti, per queste citazioni il giornalista cerca fra i suoi appunti la frase esatta del pontefice, specificando data e fonte. Ulteriore dimostrazione di una serietà professionale diventata modus vivendi).

È però un’immagine inedita dell’incontro tra Francesco e un novantenne – ma lucidissimo – Fidel Castro che meglio esprime la peculiarità della visita papale e delle due personalità.

Quasi con tenerezza Minà ci rivela che, al saluto finale, Bergoglio è passato improvvisamente dal “lei” al “tu” e ha chiesto all’ex leader rivoluzionario di dire qualche volta un Padrenostro per lui; con calore, l’ateo Fidel gli ha promesso che sì, l’avrebbe fatto di certo.

Che si soffermi su politica, guerre o sentimenti, l’amore e il legame del giornalista verso l’America Latina è palpabile.

Un legame, ci racconta Minà, iniziato dall’incontro durante un servizio per la Rai con il giovane cantautore e poeta brasiliano Chico Buarque de Hollanda, appena arrivato in Italia dal Brasile, in fuga dalla dittatura militare.

Il giornalista, poco più che trentenne, si lasciò subito affascinare da quel gruppo di esuli brasiliani in cui spiccavano il chitarrista Toquinho e il poeta Vinícius de Moraes.

E tra i personaggi eccezionali del Novecento da lui intervistati è proprio quest’ultimo ad averlo colpito più profondamente, più di Muhammad Alì, Castro e Maradona, per la sua capacità di esprimere con i suoi versi la bellezza e l’ingiustizia della vita.

Quest’ultima risposta chiude il nostro incontro: niente meglio della figura del poeta brasiliano esprime i più di cinquant’anni di carriera di Gianni Minà e la sua passione civile, mossa dall’imperativo categorico di esplorare fatti e personalità rivelandone spesso un lato nascosto e un’inedita umanità.

(Martedì 13 settembre 2016)

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