CorrCan Media Group

Amanda Knox: il presunto riscatto della femme fatale

Amanda Knox: il presunto riscatto della femme fatale

Amanda Knox: il presunto riscatto della femme fatale

di Johnny L. Bertolio

TORONTO – Una Perugia che sa di Toscana fa da sfondo al nuovo film documentario presentato al Tiff su uno dei casi di cronaca nera che ha interessato il mondo per le sue implicazioni internazionali: l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher nel 2007. La regia è di Rod Blackhurst e Brian McGinn.

Al centro della tormentata vicenda Amanda Knox, la bionda ragazza di Seattle dipinta dalla stampa scandalistica (di cui il film contiene un’imbarazzante incarnazione) come femme fatale, strega ammaliatrice di uomini: in primis del bell’informatico pugliese Raffaele Sollecito, arrestato e poi assolto insieme con la sua Circe.

Davanti alla telecamera ha una certa efficacia cinematografica anche il pubblico ministero Giuliano Mignini, che, quando non ha in bocca la pipa dell’amato Sherlock Holmes, discetta di libero arbitrio e fede cattolica, aprendo una prospettiva non solo crudamente investigativa sul caso.

Grande assente Rudy Guede, citato, certo, ma senza scendere troppo nei dettagli della sua testimonianza: parla per lui l’avvocato difensore, che tra l’altro fornisce l’unico sprazzo ironico della pellicola contro i media americani che, all’epoca dei processi, improvvisavano lezioni di diritto per la magistratura italiana.

Un breve frammento di intervista a Trump, in cui il magnate invita a boicottare l’Italia, e una dichiarazione di Mignini sulla sovranità dello Stato al termine dell’arringa accusatoria lasciano intendere quanta eco il processo abbia avuto anche dal punto vista politico-diplomatico.

Il documentario offre una visione piuttosto chiara degli eventi e torna a solleticare l’annoso dibattito tra innocentisti e colpevolisti, mossi da quel gusto per il patibolo che in altri tempi portava la gente in piazza ad assistere alle impiccagioni e che oggi, invece, si sfoga davanti al tribunale o al televisore. In definitiva, il vero “peccato” che emerge da tutta la vicenda è lo stesso del più celebre avvocato del diavolo: la vanità.

A un anno dalla sentenza di assoluzione definitiva della Corte di Cassazione, Amanda e Raffaele lamentano un sofferto ritorno alla normalità nelle loro rispettive dimore di Seattle e Bari: resta da vedere se un film come questo agevolerà davvero la loro legittima aspirazione a una vita serena e anonima.

(Hot Docs, 16 settembre, 9.15 PM)

Scarica “Amanda Knox: il presunto riscatto della femme fatale”

More in Corrispondenti Estero