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Alla kermesse di Montreal un indimenticabile “My Hindu Friend”

Alla kermesse di Montreal un indimenticabile “My Hindu Friend”

Alla kermesse di Montreal un indimenticabile “My Hindu Friend”

di Mariangiola Castrovilli

MONTREAL – Tanti i film in questa quarantesima edizione del Festival des Films du Monde qui a Montreal, ma quello che più ci è rimasto nel cuore e che sarà difficile dimenticare è stato My Hindu Friend, ultimo lavoro di Hector Babenco, settantenne regista argentino, brasiliano d’adozione, che ci ha lasciato due mesi fa. Candidato all’Oscar nel 1986 per Il bacio della donna ragno, film che portò invece un Oscar a William Hurt come migliore attore, nel 1994 Babenco aveva combattuto e vinto un cancro fulminante che stava uccidendolo ma si era ripreso alla grande. L’avevamo rivisto a Cannes nel 2003 con Carandiru e, nel 2007, alla Festa del Cinema di Roma con Il passato in cui era anche attore.

Nel 2015 aveva poi girato questo bellissimo Il mio amico Hindu in cui raccontava, senza sbavature ed inutili sentimentalismi, la storia di un regista malato terminale che vuole a tutti i costi realizzare il suo ultimo film…. Willem Dafoe è lo strepitoso protagonista che ha accompagnato il film qui a Montreal per la prima mondiale.

In un sovraffollato Cinema Imperial, il pubblico ha seguito con profonda emozione le vicende di questo regista che vuol vivere a tutti i costi, riuscendoci, in un’interpretazione che potrebbe valere l’Oscar a Dafoe nella parte di Diego, perché non abbiamo mai visto un attore simulare con tanta verosimiglianza il degrado fisico e morale di una malattia senza scampo.

Dimagrito in una maniera impressionante, il viso esangue devastato, lo sguardo febbrile, la testa senza capelli, le costole in rilievo quasi a bucare la pelle che si possono contare, Dafoe non potrebbe essere più impressionantemente vero.

Coinvolti in questo film oltre ogni dire, non lasciatevi però fuorviare, Babenco qui non ha mai voluto rappresentare la sua fine, ma piuttosto il trionfo sulla malattia che lo stava portando alla morte nel 1994, quando dovette fare un trapianto di midollo spinale per un cancro linfatico devastante che lo tenne lontano dal cinema cinque lunghi anni.

In My Hindu Friend, ritroviamo tutti i temi cari a Babenco, l’infanzia che qui veste i panni dell’intelligente  bambino indiano compagno di sedute di chemio con Sergio, uniti da subito da un’affettuosa amicizia, la ricchezza cafona e ostentata da una coppia di americani snob e superficiali, le donne, tutte estremamente belle in scene erotiche senza sconti.

Un film dicevamo, che vi farà pensare, girato con un superbo uso della fotografia soprattutto nei chiaroscuri, e con qui e là sapienti, inimmaginabili tocchi di una magia realistica, come quando la morte, incarnata in un personaggio ordinario che fa il suo mestiere, una notte va a trovare Diego ed alla fine acconsente a fargli grazia.

Un film emozionante infine che va visto e che, siamo sicuri, resterà nell’immaginario collettivo.

(Giovedì 15 settembre 2016)

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