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Ad ogni estate il suo tormentone

Ad ogni estate il suo tormentone

TORONTO – Incredibile come passa in fretta l’estate! Anche questa del 2017 sta procendendo inesorabilmente alla fine. Manca una sola settimana alla ripresa del ciclo scolastico e le giornate stanno già diminuendo di qualche grado la temperatura e il periodo di luce naturale. 
C’è chi avrà il ricordo di una bella vacanza, chi avrà dato inizio a un nuovo lavoro, ma sicuramente nella mente di tutti risuonerà per un bel po’ il tormentone musicale dell’anno. 
Sono proprio i mezzi di comunicazione che danno questo titolo a canzoni con ritornelli orecchiabili, ascoltate a non finire attraverso radio, televisioni, social media, bar e discoteche. 
Canzoni commerciali che hanno impatto per lo più durante la stagione del solleone. 
Da un po’ hanno preso piede o forse sarebbe meglio dire orecchio, motivi latini come “Despacito”, un brano così ascoltato e canticchiato che anche il canadese Justin Bieber ha voluto farne una sua versione. 
Alvaro Soler ha esordito l’anno scorso con “Sofia”, un ritmo piacevole che però non si sposa bene con il testo spagnolo dove invece il protagonista rimpiange un amore finito.  
Andando a ritroso negli anni, è da un po’ che campeggiano brani stranieri. 
Nel 2011  è uscita “Ai se eu te pego”, di Michel Telò, una canzone che ci ha accompagnato ben oltre l’estate, il cui titolo in brasiliano è stato pronunciato nei modi più disparati causando anche incidenti diplomatici. Ballata anche negli spogliatoi niente di meno che dal giocatore brasiliano plurimiliardario Neymar prima della partita con il Santos. 
L’anno prima, il 2010 fu l’anno dei Mondiali di Calcio in Africa. 
Oltre al suono assordante delle “vuvuzelas” il motivo che è stato anche l’inno della più grande competizione calcistica, ha acceso l’estate, si intitolava “Waka Waka” ed era accompagnato dal ballo della cantante colombiana Shakira, che oltre a interprete è anche la coautrice del brano, basato su una canzone popolare diffusa tra i soldati camerunensi, dalla quale  è stato ripreso il ritornello quasi interamente. 
Nel 2003 è la volta di DJ Bobo con “Chihuahua”. Questo brano, assieme ad “Asereje” dell’anno precendente  potrebbe partecipare sicuramente al contest per la Canzone Più Sciocca Mai Prodotta, eppure ha fatto ballare chiunque, anche se il testo proprio non dice nulla. 
Risalendo alla mia avanzata adolescenza, ricordo un’estate a ritmo di “Vamos a la plaja”, dei Righeira, che già dal titolo ci invogliava alla bianca e calda sabbia delle nostre coste. 
Negli anni ‘80, oltre a Giuni Russo con “Un’estate al mare”, piacevolissima da ascoltare ancora oggi  e la svolta sexy di Marcella Bella con “Nell’aria”, c’è anche Claudio Cecchetto con il suo “Gioca Jouer”, una lista di verbi da mimare a suon di ritmo con poca melodia. 
Chi è nato prima di me però, è stato – a mio avviso – erede di brani non solo cantabili per un’estate intera, ma che sono sopravvissuti per decenni, passati da generazione in generazione. 
Era il testo, spesso romantico e ispiratore di sogni? Era la musica d’autore che non rappresentava una combinazione di note, ma era frutto di talenti indiscutibili come quelli di Lucio Battisti, Edoardo Vianello, Gino Paoli, Peppino di Capri, con le rispettive: “Acqua azzurra, acqua chiara”, “Abbronzatissima”, “Sapore di sale”, “A San Tropez”? 
Certo è che non bisogna essere cultori della musica per ricordare questi e tanti altri motivi che hanno emozionato le estati – ahimè – dei nostri genitori. 
Non esiste più quel genere di romanticismo che troviamo nel brano “Legata ad un granello di sabbia”, dove Nico Fidenco riesce a combinare la sua voce calda e suadente con una poesia incantevole e la maestria degli arrangiamenti di un grande come Luis Bacalov, pur descrivendo l’angoscia di un uomo che sente sfuggirgli la donna che ama e la vorrebbe trattenere legandola a un granello di sabbia. 
Difficile ritrovare tanto sentimentalismo nelle canzoni di oggi, perdonatemi, ma la parola greca meloidia, dalla quale deriva melodia, è composta da due parole, musica e canto, un’alchimia magica quando combinata giustamente. 
Io mi accorgo che, per i miei gusti musicali, avrei dovuto nascere nella generazione che mi precede, e pensare che i ragazzi di oggi non sanno più cos’è un jukebox, attorno al quale, sulla piattaforma dello stabilimento balneare, i giovani di un tempo sognavano e si innamoravano. 
Meglio quei tempi? Meglio i tempi odierni? Non so quali emozioni possa provare il mio “vicino” di corsia, quando fermo al semaforo, i suoi altoparlanti fanno tremare anche la mia macchina, con ritmi assordanti.
“E la chiamano estate…”, cantava Bruno Martino!
 
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