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Una vacanza gloriosa nonostante le jenjen

Una vacanza gloriosa nonostante le jenjen

Quando al Padreterno venne lo schiribizzo, ossia l’idea bizzarra, di creare gli esseri umani, li paracadutò in Paradiso dove mise Adamo, Eva, la mela ed il serpente.

In quel paradiso non finì tanto per la quale, ma forse è meglio così, altrimenti l’esistenza sarebbe stata alquanto noiosa e non ci sarebbe stato bisogno di fuggire dal freddo alla ricerca del sole e del mare.

Fast forward quattro/cinque milioni di anni.

In questo Paradiso dei nostri giorni – Holguin, città nella parte sud di Cuba -i serpenti hanno le ali e si chiamano Jenjen, pronunciato henhen. Sono moscerini piccini, quasi invisibili. Non li vedi, ma ci sono, accidenti se ci sono. Piombano sulla pelle scoperta come se fosse una tavola imbandita.

Più l’epidermide è bianca, più si autoinvitano a colazione, pranzo e cena. Preferiscono le chiappe marmoree ai lati del tanga, le candide colline del seno ed il sangue cosiddetto dolce, preferibilmente acculturato come quello di uno dei Tre Amigos torontini.

Le jenjen non sono razziste, a Salvini piacerebbero mica tanto. Attaccano indistinamente tutti, bianchi, neri, marroni e gialli. Lasciano punture piccine ed irritanti come un mandria di suocere bisbetiche. Il prurito aumenta se lo si gratta, altrimenti basta una spruzzatina di spray e via col vento. Ed allora la vacanza diventa gloriosa, bellissima, incantevole, stupenda, magnifica.

In questo angolo di Cuba, Holguin, il mare è al di sopra del prezzo pagato, opinione personale, of course. È limpido, cristallino, trasparente, pulito, salato al punto giusto. Non è mai inkazzato. È sempre, o quasi, pacifico, calmo, tranquillo e non ci sono alghe neanche a pagarle.

Inoltre, niente onde maligne come a Punta Cana, Acapulco o Wildwood. Assenti motoscafi e moto d’acqua, presenti soltanto barchette a vela e pedalò. Ed è per l’assenza di motori che il mare ha l’odore del… mare, non di carburante.

Nuotare in quest’acqua è una goduria infinita, ve lo garantisco. Personalmente di persona (Camilleri docet) sono stonato come la classica campana, quindi non canto mai. Eppure, il primo giorno, mentre a mare facevo il “morto”, guardando in alto, mi ritrovai a “massacrare” O Sole Mio, poi a riva ebbi quasi una standing ovation dalle signore russe, chiaramente poco avvezze al bel canto, tutte attententissime a non scottarsi i seni, sempre pronte a dire Spassiba (grazie), alla minima cortesia.

Inconsueta su questa piaggia la totale assenza, ohimè, di donne giovani, leggiadre e… in topless. Degli americani – generalmente arroganti, presuntuosi e insolenti come il loro presidente con il pagliaio in testa- nessuno ha sentito la mancanza.

Presenti in anche alcuni compatrioti volati a Cuba dal Bel Paese. Spesso gli “italiani d’Italia” hanno la puzza sotto il naso quando interagiscono in spiaggia con gli “italiani del mondo”.

Una volta, a Punta Cana, una spocchiosa signora bolognese definì “ex italiani” coloro che avevano scelto di andare a vivere altrove. In quella circostanza le fu fatto notare che gli italiani del mondo hanno conservato i valori morali ed etici proprio dell’Italia di una volta e che oggi sono quantomeno imbarazzati per come vanno le cose nell’ex Bel Paese.

Dal grande Totò, i quattro vacanzieri toscani conosciuti a Cuba – Isabella Zanasi, Andrea Conti, Patrizio Nocentini, Giovanna Donati – sarebbero stati posti nel girone (si fa per dire) dei “signori si nasce” trattandosi di persone cortesi, sensibili e, soprattutto, senza preconcetti. Signori si nasce, ma per capire meglio il mondo bisogna viaggiare per confrontarsi con altre realtà ed altre culture. E loro lo hanno fatto, visitando anche luoghi esotici come l’Isola di Pasqua per ammirare le teste gigantesche dette “Moai” davanti alle quali il loquacissimo Patrizio perse per un attimo la parola.

Lo stesso Patrizio, e la moglie Giovanna, sono stati anche a Toronto dove la figlia stava studiando per un dottorato. «Andammo a vedere una partita dei Raptors, che grande squadra, che bella città avete. Peccato faccia troppo freddo anche a novembre».

Andrea sta zitto almeno quanto Patrizio parla, lui legge, preferibilmente libri gialli. Isabella, che vive nei pressi del castello di Verrazzano, ragguaglia il professor Costa sulle ultimi novità culturali ed artistiche di Firenze. Giovanna ricorda che nelle isole Galapagos ammirò le Fregate- gli uccelli, gli uccelli – non le navi da guerra o l’atto sessuale.

“Il maschio della Fregata – spiega la signora – sta nel nido e gonfia il petto per attirare le femmine, come certi maschietti qui in spiaggia”. Nessuna allusione, naturalmente, ai Tre Amigos.

Nella foto, da sinistra, Elio Costa, Patrizio Nocentini, Giovanna Donati, Odoardo Di Santo, Isabella Zanasi, Nicola Sparano, Andrea Conti

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