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Un paraculo romano chiede l’elemosina in inglese

Un paraculo romano chiede l’elemosina in inglese

Carletto è paraculo originale. Perchè il paraculo tipico è una persona furba e opportunista, abile nel fare il proprio interesse senza darlo a vedere. Carletto, invece, non si nasconde, anzi si spaparazza, in una strada centrale di Roma, su una sedia a sdraio, succhia un succo di frutta, con ai piedi un cartello con su scritto “Pay me to do nothing”.

Insomma, nel nostro ex Bel Paese la moda di scopiazzare tutto quello che è anglè ha abbattuto anche un’altra barriera, quella di chiedere l’elemosina in lingua inglese.

Certo, prima di oggi, a quanto è dato di sapere, non ci sono mai stati sfrontati e strafottenti come il nostro Carletto. Non si prende neanche la briga di inventarsi una storia strappalacrime prima di stendere la mano. Lo lascia fare al cartello, che tutti i passanti sanno tradurre all’istante.

Non parla, al massimo un cenno con la testa a chi mollala moneta nel cappello. A sorridere sorride, quando gli scattano foto e video.

«È una trovata per fare un po’ di soldi, quelli che di solito mi mancano. Capitalizzo al massimo in un breve lasso di tempo per averne e poi per fare qualcosa d’altro», racconta Carletto Farina, mendicante part time, aspirante musicista.

La trovata del cartello ha fatto colpo. Gli italiani, si sa, ammirano e incoraggiano chi scopre nuovi modi per tirare a campare. L’arte di tirare a campare è nata infatti nello Stivale dove, da sempre, ma specialmente oggidì, si va avanti come la gatta che piange mentre compie l’atto sessuale per perpetuare la specie.

“Le persone rispondono bene, faccio dai 40 ai 70-80 € al giorno – spiega – Sui social invece sono più incazzati. Mi danno del parassita e posso pure essere in parte d’accordo. Sono un parassita e quindi?”, spiega a chi glielo chiede.

“Il sabato va anche meglio, arrivo ad un centone. La gente sembra essere più generosa di sabato”, sorride come fa il gatto quando ha mangiato il canarino. Il cartello nella lingua di Madama Betta si spiega con il fatto che ormai nello Stivale in ogni frase, in ogni cartello e ognidove c’è qualcosa di inglese, non parliamo poi in musica dove le canzoni in italiani sono come gli animali in via di estinzione.

La paraculata di Carletto è scoppiata nella capoccia per fare un po’ di soldi d’estate. La gente risponde bene, nel cappello piovono monete. La maggior parte dei passanti sorride, molla l’obolo. Che idea geniale, mi piace, fortissimo, approvano in molti. Non tutti, però.

“T’ammolleri un cazzotto in faccia” gli dice una signora segnata da anni di cattiva fortuna. Una vecchietta gli urla “Shame on you” assumendo che Carletto non parli italiano. Il paraculo incassa il “vergognati” e si mette in posta per l’ennesimo selfie. “Avessi un dollaro per ogni foto, sarei ricco”, commenta sconsolato per i soldi che non vedrà mai.

Un giovane driver in bicicletta che porta cibo a domicilio commenta: “Io pedalo per campare, ma certamente guadagno meno di lui”. E c’è chi filosofeggia mettendo il dito nella piaga. “È un paraculo onesto, chiede i soldi per fare quello che fanno moltissimi in Italia che campano facendo finta di lavorare. È onesto e oggi nel Bel Paese l’onesta è rara”.

Lui, il paraculo, conclude: “Se dobbiamo passare una vita intera a lavorare, che lo facciamo a fare. Meglio stare sdraiati in strada ed essere pagati per non fare niente”.

Chissà se l’idea di Carletto arriverà anche a Toronto dove in molti angoli c’è chi chiede l’elemosina in modo tradizionale, con un cartello con su scritto, più o meno : “Ho fame, ogni poco aiuto, God Bless”.

I “nostri” mendicanti camminano avanti ed indietro ai semafori sia per “bussare” ad ogni finestrino, sia per tenersi caldi. Vorrei vedere il nostro Carletto spaparanzato sulla sedia a sdraio in pieno gennaio a Toronto.

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